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19 Giugno 2007
Lavoro/1. Inchiesta Manpower Italia svela desiderio donne che lavorano di maggiori opportunità di carriera e responsabilità

Roma - Che cosa vogliono le donne italiane che lavorano? Lo svela un’inchiesta di Manpower Italia, del maggio scorso, che ha raccolto il punto di vista di un campione di 250 tra dirigenti, quadri, impiegate e operaie.

Le donne italiane, che hanno raggiunto presto l'indipendenza economica, dimostrando, anche se con fatica, di saper conciliare al meglio le esigenze familiari con quelle professionali, non si sentono discriminate ma vorrebbe (per il 51,5%) fare carriera quanto i colleghi maschi e più responsabilità (per il 24,3%). E la maternità è un dettaglio, che riguarda, senza grosse lamentele, solo il 45% delle donne, mentre l’altra metà dichiara di non fare figli perché semplicemente non li vuole. E’ un'altra conferma quella che emerge dallo studio, di un’Italia che sta cambiando, un paese dove le donne conquistano riconoscimenti  professionali meritati, “dimostrando - per Stefano Scabbio, presidente di Manpower Italia - di essere elemento portante della forza lavoro nazionale. Manpower riconosce in questi dati i propri obiettivi e la propria realtà aziendale, dove le donne ricoprono più di un terzo delle cariche direttive e costituiscono l'81% delle risorse impiegate''.

La maggior parte delle donne intervistate ha tra i 25 e 44 anni, è stata assunta per l'89% dei casi con un contratto a tempo indeterminato e lavora per aziende medio-piccole (con più di 50 dipendenti), medio-grandi (con più di 250 dipendenti) e grandi, dislocate sull'intero territorio nazionale e suddivise nei servizi alla persona e alle imprese (44%), manifatturiero (24%), commercio (22,4%). Contrariamente ai luoghi comuni, le donne intervistate negano, nel 74,5% dei casi, di aver avuto difficoltà a trovare il primo impiego. Anzi, molte di loro hanno iniziato a lavorare molto giovani: il 40% ha raggiunto l'indipendenza economica tra i 18 e i 22 anni, il 35,6% tra i 23 e i 26. Desiderio di autonomia, indipendenza e capacità di gestione del proprio tempo emergono fortemente. Il 59% delle lavoratrici intervistate afferma che non vi sono discriminazioni legate al sesso nel proprio ambiente professionale (il dato rappresenta in modo sostanzialmente uniforme il punto di vista delle lavoratrici del Nord, del Centro e del Sud, mentre emerge una leggera differenziazione sulla base degli inquadramenti professionali: il 51,4% dei dirigenti e il 57,5% dei quadri si sente discriminata, mentre solo il 31% delle impiegate e delle operaie lamenta un ambiente di lavoro poco equo), e però riscontrano vera disparità nei percorsi di carriera. 

In questo caso è il 51% delle donne a dichiarare di sentirsi discriminata, anche per quanto riguarda l’attribuzione di responsabilità(lo pensa il 24% del campione di donne intervistate). La retribuzione, da sempre considerata il principale elemento discriminatorio nei confronti delle lavoratrici italiane, e' indicata  invece solo dal 13% delle intervistate, anzi circa eventuali differenze di salario, il 51% ha risposto di guadagnare la stessa cifra dei colleghi uomini. Interpellate ancora sulle conseguenze che la maternità ha avuto sul proprio percorso professionale: il 50% ha dichiarato che i figli non hanno inciso minimamente sulla carriera, mentre l'altra metà si divide tra chi ha avuto molte difficoltà (13,3%) e chi soltanto qualcuna (35,4%). Dal punto di vista della qualifica professionale, sono i quadri che lamentano i maggiori problemi (il 61%, a fronte del 27% delle mamme-dirigenti e del 47% delle mamme impiegate) e che si sentono meno tutelate: giunte alla maternità in un momento di ascesa professionale, quando i colleghi uomini possono dedicarsi alla carriera, al rientro molto spesso si sentono penalizzate e messe da parte. 
(Delt@ Anno V°, N. 138 ­ 139 del 15 ­ 16 Giugno 2007)
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