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Rubriche - Hanno scritto

27 Giugno 2007
Proposta a Veltroni
di Paola Gaiotti de Biase
Dunque sembra che ci siamo.  la candidatura di Veltroni appare avere più segni positivi:  una condivisione larga nei vertici che esclude competizioni esasperata e rinascita di personalismi, una soddisfazione diffusa nel paese, che si esprime anche con i sondaggi, la  previsione ragionevole di un partito aperto,  che sa dar voce alle sue mille facce, senza arroccamenti,  un’ apertura verso il domani che ci risparmia timori per il futuro. Avevo scritto che avrei preferito un mandato più per un coordinatore organizzativo che per il leader del futuro, per non indebolire Prodi, ma questa è una candidatura che lo rafforza.

E tuttavia non mancano timori, da ultimi Pasquino sull’ Unità e Bodrato su Europa,  che vanno raccolti:  una candidatura così forte, praticamente garantita,  può rischiare, quasi come se così tutto fosse deciso,  di ridurre le spinte, le ragioni della partecipazione diffusa, di cui il PD ha bisogno come del pane? La concentrazione dell’attenzione sul leader può trascinare  la caduta d’interesse sull’elezione dei membri della Costituente, sulle loro opzioni e, in sostanza sulla qualità della nuova classe dirigente, riducendo il tutto a un vecchio procedimento paraburocratico?  Può avere interesse Veltroni a non avvertire umori diffusi che temono nella situazione data, una sorta di omologazione generale, in cui si rivelano inutili le nuove spinte dal basso, e l’iniziativa dei cittadini?

E’ per questo che vorrei rivolgere una richiesta a Veltroni.  Il Comitato dei 45 non ha deciso ancora definitivamente le regole della consultazione.  Fra queste, l’ho già scritto più volte, una mi pare capitale: tenere separati il voto per il segretario e il voto per le liste, eludere sia il collegamento obbligatorio con un'unica lista e il suo candidato leader, sia il possibile collegamento del leader con più liste,  prevedere insomma l’ipotesi di un voto disgiunto  che lasci in piedi la libertà della formazione delle liste, il desiderio di articolare il progetto PD secondo varie sensibilità, eventualmente predisponendo due schede separate. Questo non pregiudicherebbe il risultato finale,  e Veltroni stesso potrebbe farsene carico di proporlo nel Comitato dei 45.  I tifosi della “novità” del partito democratico, gliene sarebbero grati.

Dicevo: il Pd ha bisogno di nascere con una partecipazione alta. Esso deve accreditarsi come lo strumento principe di una riforma del sistema politico, di un superamento della transizione, di una modifica radicale dei sistemi di selezione della classe politica, troppo segnati dalle cooptazioni oligarchiche, che non feriscono solo la società civile, feriscono anche i migliori già impegnati nei partiti,  i più liberi e che hanno idee più chiare e non  omologabili. C’è una volontà collettiva, generale di dare forza a queste esigenze; ma il suo esito è legato a due passaggi, la qualità delle regole proposte, l’attivazione delle responsabilità personali; l’una e l’altra stanno insieme, insieme cadono, insieme si rafforzano.

Tutte le provvisorie e forse provocatorie riflessioni che seguono nascono da questo.Per quanto ci riguarda come donne stiamo in più forme e in più siti attivandoci per questo, consapevoli come siamo, (mi si lasci la civetteria di un rimando alle mie ricostruzioni storiche del rapporto donne-voto) che le donne hanno segnato la storia della Repubblica fin dagli inizi, con il loro impegno antiastensionista, determinandone gli equilibri, premiando i partiti che sono stati più attenti alla novità della loro presenza, rovesciando negli anni Settanta gli equilibri consolidati  e, purtroppo, lasciandosi catturare nel 1994, da una diseducazione televisiva  generale,  favorita anche da una lunga pratica antiistituzionale.

La novità oggi dell’appello alle donne,  in particolare a quello a cui mi sento più vicina, prima firmataria Tina Anselmi, è il nesso forte fra la domanda generale, che va aldilà dei generi, di un rinnovamento della politica, e la rilevanza che in essa assume la determinazione delle donne ad esserci, in sé stessa e come simbolo, segno, di una svolta vera di una  discontinuità. La cancellazione dell’ipoteca oligarchica, cooptativa, autoreferenziale sulla politica italiana  è,  assai più di una generica battaglia a favore delle donne, insieme la condizione e la conferma di un pieno accesso alla cittadinanza, degli uomini e delle donne, finalmente alla pari.

Ma anche per le donne la questione delle regole è ora la questione chiave. Ovviamente siamo state tutte irritate da interpretazioni di stampa che davano in movimento un’ipotesi di liste di sole donne, e non solo perché le liste di sole donne non sarebbero che l’alibi a liste di soli uomini. Ancora di più perché sappiamo di poter rappresentare donne e uomini.

Ma la questione resta aperta a due livelli significativi,  quello delle candidature nelle liste e quello della linea politica che le identifica. Il primo è l’insufficienza di una generica alternanza uomo-donna; in collegi piccoli, come quelli previsti, saranno probabilmente eletti quasi solo i primi delle liste. E se fossero tutti uomini? C’è una via d’uscita: farci promotrici di una (o al limite più) lista, ovviamente trasversali, ovviamente con alternanza uomini donne,  ma con almeno la metà delle donne capolista nei singoli collegi di ogni regione, ( e con ampia partecipazione di giovani).

Evidentemente un tale tipo di lista, con i suoi collegamenti regionali e nazionali può e deve esprimere non solo le priorità femminili nell’agenda politica ma quei saperi delle donne maturati sui temi chiave della politica contemporanea che non sono alternativi alla cultura politica maschile ma sono in grado di integrarla, dal modo di concepire la laicità (che non più che mediazione di opposti principi ideologici è concretezza e efficacia delle ricadute sulle persone dell’azione politica)  alla globalizzazione ( dove la battaglia internazionale delle donne ha dato forza al principio riequilibrante dell’ autonomia del governo del territorio),  dalle biotecnologie (dove la critica etica agli eccessi di pervasività tecnologica non può essere unidirezionale) e, ovviamente, dal welfare al lavoro, dalle politiche scolastiche ai sostegni alle famiglie.

Certo dire ora queste cose può sembrare velleitario e prematuro. Ma esse saranno possibili e si articoleranno secondo le regole che  verranno approvate. Se ogni lista dovesse avere un suo candidato esclusivo,  una tale iniziativa non potrebbe che assumere, almeno come bandiera, un candidato donna, magari come simbolo di una pressione dal basso  sul futuro segretario per un vice segretario donna.

Paola Gaiotti de Biase
• del coordinamento nazionale della  Rete dei cittadini per l’ulivo
• pgaiottidb@libero.it
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