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Rubriche - Il posto delle nuvole

2 Luglio 2007
L’uomo del cielo azzurro - 1° episodio
di Talia

LA DONNA DAI CAPELLI ROSSI

Si incontrarono, passeggiando sulla spiaggia, in un mattino terso di fine settembre. Lui era un po’ stanco,  veniva da tante battaglie, le aveva tutte vinte… Tutte, ma non l’ultima, e non era abituato a perdere. La sconfitta era qualcosa da tenere lontano, apparteneva agli uomini incapaci di osare, senza carisma, senza denari. Uomini in grisaglia. Lui amava i colori, l’azzurro del cielo quando il cielo è senza nuvole. E per cancellare le nuvole era capace di tutto. Era per cancellarle che aveva deciso di affrontare il mondo attraverso gli schermi, là dove nell’artificio delle immagini, fosse possibile disegnarlo a sua immagine e somiglianza. Vi riuscì, in gran parte. Soltanto una piccola nube negli anni non era riuscito a cancellare. Eppure, lui, attento ai dettagli, quanto vi si era accanito contro, facendosi aiutare da fidi servitori, disposti a tutto. Gente abituata a trascinare i propri passi senza osare guardare in alto, miseri e pieni di parole vecchie e stanche. Tant’è che quella nuvoletta lo indisponeva.  E mentre stava quasi per riuscire a cancellarla, il cielo divenne tutto scuro e un temporale, fuori stagione, lo colse impreparato. Eh, sì, purtroppo il cielo non gli apparteneva, nonostante la baldanza, i servitori, i denari, l’artificio dello schermo, la buona fortuna, la prestanza… La prestanza, perché anche il corpo riusciva a comandare, nonostante l’età anagrafica che lo destinava alla vecchiaia, con l’aiuto di tutto quello che la modernità della scienza gli metteva a disposizione.

Lei era appena andata dal parrucchiere, aveva trascorso l’estate annoiandosi e per dare una sferzata di novità alla sua vita aveva deciso - come capita spesso alle donne – di tingersi i capelli di un bel rosso intenso, rosso fuoco. Si era compiaciuta dell’azzardo e, guardandosi allo specchio, si era trovata di suo gusto. Soltanto che camminando per le viuzze di quel borgo arroccato sul mare, si era accorta ben presto che amici e conoscenti, oltre che complimentarsi, altro non dicevano. Quando giunse nella piazzetta, dove per consuetudine si ritrovavano i villeggianti prima di imbarcarsi nei panfili, dopo qualche minuto in cui aveva controvoglia sorseggiato un aperitivo analcolico – era una igienista e per  questo a quaranta anni ne mostrava dieci in meno -, stava cominciando a rattristarsi. Non amava la malinconia, era avvezza a fare, a costruire, a inventarsi la vita, a prendere di petto le questioni. Purtroppo in quella estate lunga e monotona, per la prima volta nelle sua vita, non riusciva a inventarsi nulla di nuovo: solita azienda di famiglia, soliti luoghi di villeggiatura, stesse frequentazioni. E adesso il colore dei capelli le metteva in testa una certa irrequietezza, a cui non riusciva a dare uno sbocco.

Salutò tutti, ma nessuno cercò di trattenerla, stavano parlando fitto-fitto dell’ultimo ritrovato contro le rughe, le donne, del nuovo acquisto di un bomber fantastico, gli uomini.


Pensando ai suoi capelli rosso fuoco, fluenti sulle spalle, allo spreco, forse, di quell’acconciatura che, sentiva nel profondo del suo essere, richiedeva ben altra attenzione, si incamminò verso la spiaggia. Si tolse le scarpe, facendosi forza riprese il suo incedere di donna consapevole del proprio fascino. Indossava una lunga veste stretta, verde chiaro,  che esaltava il rosso del capelli, il corpo sodo, l’incarnato chiaro del volto, protetto dal sole dell’estate con grandi cappelli bianchi. E a una tratto si sentì chiamare. Riconobbe subito la voce maschile: si erano frequentati nel passato, qualche saluto, qualche abbraccio. Nulla di più. Ma la vita è strana e piena di sorprese.

Fu come se si vedessero per la prima volta. Lui le baciò la mano con un che di infantile nello sguardo, lei gli sorrise e si sentì investita dal soffio del potere. Lui subito notò il colore dei capelli: “Rosso da battaglia con arti di donna, non quello del cencioso nemico”, disse, accarezzandolo infine il volto.

Da quella mattina di fine settembre, non si sarebbero più lasciati: un’idea partorita da lui trovava rispondenza in lei, un desiderio accennato da lei, diventava progetto concreto con lui. Le malelingue facevano il loro mestiere, ma tra la donna dai capelli rossi e l’uomo del cielo blu, ci fu molto di più: un incontro di colori, di stanchezze, di voglia di ricominciare, di giornate vuote, di parlata, di sorrisi, di denari, di idee, poche e chiare, sulla vita.

Lei riuscì a dare un senso alla sosta dal parrucchiere, per scacciare la noia, ai suoi capelli rosso fuoco che, ben presto, sarebbero diventati una bandiera. Lui riuscì grazie a lei a sentirsi un po’ donna, l’unica cosa che non era mai riuscito a diventare nelle sue tante esistenze. E anche, così le si confidò una sera d’autunno, dopo una riunione burrascosa con quei servitori che non si rendevano conto che era lui il padrone, a sparigliare le carte della sua successione: lo volevano già morto? Lui avrebbe vissuto ancora e ancora e sicuramente oltre a campare come la madre, novanta e oltre anni, avrebbe realizzato il suo ultimo capolavoro: impedire ai suoi servitori di diventare capi. E poi, le sussurrò - poteva dirle tutto -: si sarebbe vendicato di tutte quelle donne che rivendicavano parità e protagonismo per meriti e talenti e lavoro, fuori di ogni tutela maschile. Lui, creatore indiscusso, avrebbe dato loro un sonoro schiaffo, mettendo sulla ribalta, una sua creatura, un’altra Eva nata dalla costola dell’uomo, i cui talenti erano tutti racchiusi nell’antica arte femminile della seduzione del corpo. Nell’ammiccare, ora e sempre, tra un proclama sulla libertà accavallando le lunghe scoperte cosce, un’esaltazione della libera impresa sorridendo maliziosa, un inneggiare alla ribellione contro lo stato vessatore scuotendo i fluenti capelli rossi. E poi - ma questo non glielo confidò mai - così come aveva trasformato  commercialisti, odontotecnici, porta borse, transfughi, in rappresentanti delle istituzioni e aveva ripulito con potenti risciacqui anime non troppo candide, era riuscito a fare di una con occhi piccoli, sorriso non dei migliori, un corpo come tanti, la paladina fascinosa della riscossa delle donne.

E se la nuvola nel cielo restava, pazienza, l’azzurro che aveva disegnato nessuno l’avrebbe più tolto, cominciava  a piacere a molti quell’artificio di realtà e il rosso dei capelli sarebbe stato il nuovo colore della sua riscossa. E che riscossa per un uomo che lottava da una vita con la calvizie. Anche il rosso avrebbe strappato ai suoi sfigati concorrenti, nemici barcollanti sotto i colpi della sua maestria di giocoliere, saltimbanco, illusionista. E avrebbe tolto loro la possibilità di avvalersi della riscossa femminile. Lui aveva trovato la donna-donna. Il resto sarebbe venuto da sé. Gli uomini, solitamente, preferiscono alla complessità di una donna concreta, la semplificazione operata dall’artificio che ammicca al loro immaginario di maschi potenti e seduttori, asserragliati nell’ultima trincea.

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