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Rubriche - Hanno scritto

5 Luglio 2007
Voce: Donne
di Paola Gaiotti

Nell’ affrontare la questione della presenza e del ruolo delle donne nella nascita del partito Democratico si deve partire da un dato, largamente ignorato e rimosso dagli storici, e che qui possiamo solo accennare, cioè il ruolo determinante svolto dalle donne nella definizione degli equilibri politici nella storia della Repubblica. Le donne hanno praticato di fatto una leadership antiastensionista concreta nei primi appuntamenti elettorali;  hanno favorito, già per la Costituente, (entrambi con  nove elette  su 21 totali) i due grandi partiti che avevano puntato su di loro, il disegno democratico della DC sul piano nazionale e l’egemonia del PCI a sinistra nelle regioni rosse, punendo i partiti socialista e laici più disattenti; hanno introdotto nella Costituzione elementi di modernizzazione sociale e del costume che si sono rivelati di fatto decisivi per la modernizzazione della società italiana; hanno via via rappresentato all’interno delle grandi tradizioni politiche un fattore di revisione ideologica, dalla assolutezza del mito classe alla  presa di distanze dall’integralismo cattolico, in particolare nell’Operazione Sturzo.

Negli anni Settanta è il voto femminile che cambia il segno degli equilibri generali e apre la fase irrisolta della transizione. Negli anni Ottanta e Novanta, fallita la strategia della partecipazione su cui pure avevano puntato alcune, esasperato l’antiistituzionalismo politico di altre, l’effetto prevalente del nuovo uso della televisione le rende un fattore decisivo della vittoria di Berlusconi. La permanente sottovalutazione del ruolo del voto femminile nei risultati elettorali, entro un rapporto donne-politica non esaltante, è uno dei dati della debolezza recente della democrazia italiana.

Occorre insomma essere consapevoli che il gap elettorale femminile ha già giocato un ruolo decisivo in questo paese, che si vince o si perde in relazione ai trend prevalenti fra le donne, si tratti di astensionismo e partecipazione al voto, si tratti di indirizzi di voto. Le stesse primarie mi pare hanno visto due fenomeni convergenti. L’altissima partecipazione elettorale femminile e il ruolo assolutamente maggioritario delle donne nel lavoro di organizzazione. C’è insomma una politica che interessa le donne di cui va chiarito il senso.

La forma sotto cui si affronta oggi in genere questo problema è quella delle quote, di fatto quella dello scandaloso squilibrio della rappresentanza femminile al livello politico come a molti altri livelli di direzione sociale.

Ne parleremo anche qui. Ma per interessare tutte le donne questo tema va messo entro un quadro più ampio: la centralita delle questioni poste dalle donne nell’ agenda politica.

In primo luogo la questione demografica, con la rilevanza delle condizioni della maternità e della paternità, dei problemi della conciliazione fra famiglia e lavoro per uomini e donne, che resta uno dei nodi più rilevanti delle Pari opportunità. Questa  questione è stata, nella storia della Repubblica trattata più al maschile, che al femminile, nella ricerca concreta delle soluzioni possibili.  Il mutamento degli equilibri politici degli anni Settanta è stato tutto giocato,assai più che sulla contestazione studentesca o sull’autunno caldo, sui temi della famiglia e della maternità, ma facendo prevalere il calcolo di schieramento sulla ricerca delle linee di mediazione possibili. I referendum sul divorzio e sullì aborto sono stati in certo senso una vittoria del nuovo movimento delle donne, ma con esiti politici tutti interni agli schieramenti tradizionali.

Questa agenda rimanda perciò a sostegni economici per i figli ma anche per il lavoro della madre, più necessari delle detrazioni fiscali che valgono per i nuclei che devono pagare le tasse; a strutture di servizi ma insieme ad essi anche ad occasioni di informazione, formazione e incontro che rompano la solitudine delle madri, il malessere più grave per tante giovani donne cresciute entro contesti di socializzazione comunque intensi; al riequilibrio di ruoli paterno e materno entro la famiglia almeno in forme raffrontabili con le esperienze di altri paesi europei; flessibilità del lavoro a misura del lavoratore rice e non solo dell azienda;  una scuola capace di affrontare le nuove esigenze giovanili coinvolgendo anche i genitori in un lavoro di scoperta e di crescita.

Lo stesso ingresso massiccio della questione  etica nella politica è un segno del superamento della separazione fra sfera maschile e sfera femminile. C’è un rapporto stretto fra l’emergenza moderna della questione etica e il fatto che il soggetto femminile sia divenuto visibile e riconoscibile, abbia avanzato le sue domande politiche.

Lo sconcerto prodotto dal mutamento femminile impone un ripensamento globale delle forme moderne del rapporto fra etica e natura, che intanto hanno potuto costituirsi nell’arrogante onnipotenza dell’uomo moderno, in quanto ci si era garantiti una sponda di salvaguardia, tenendo fuori le donne dalla sfera delle libertà: ma a questo sconcerto non si risponde senza coinvolgere le donne in una ricerca aperta.

Nella cronaca politica attuale questo interesse delle donne appare ancora troppo poco. La questione etica rischia di diventare sempre più un luogo esemplare delle rinnovate diffidenze anzichè di dialogo fra diverse culture, un luogo della loro crisi, e magari anche di improvvisate e talora un pò opportunistiche alleanze. La riscoperta dell’etica sembra ancora un compito tutto maschile, malgrado il fatto che il tema è spesso sollecitato proprio da emergenze femminili. E dal dibattito, così come si intreccia sulla stampa, le donne sono assenti o, meglio, sono considerate estranee, per quanto In realtà, proprio nel suo risvolto politico singole donne sono o sono state presenti attrezzandosi alle mediazioni parlamentari, assai più di quanto appaia.

Eppure proprio i temi della politica delle donne possono essere non , come qualcuno pensa il fattore debole dell’Ulivo, quelle che esasperano le difficoltà d’incontro fra le ideologie storiche, ma proprio quelle che essendo obbligata a ottenere soluzioni concrete, sanno ricondurre sul terreno operativo comune, etiche e riferimenti ideali diversi.  

Ad un livello ulteriore il tema della globalizzazione riguarda ancora strettamente le donne, da una parte vittime designate dei conflitti etnici dei fondamentalismi di reazione, dell’impoverimento diffuso, dall’ altra protagoniste nelle grandi sedi mondiali, non solo nell’impegno per la pace ma anche nel legame fra globalizzazione  e autonomia del  governo del territorio, che solo può garantirle.

E’ come strumento e conseguenza di questa agenda politica femminile, qui appena accennata, che va posto il tema della rappresentanza delle donne, altrimenti riducibile a un interesse ristretto di donne politiche.

Ma soprattutto è arrivato il momento di dare forza alla rappresentanza di genere, entro una battaglia per la democratizzazione della selezione politica in generale. Non possiamo dimenticare che nel nostro paese dove concorsi e concorrenza sono corretti le donne sono oggi vincenti e ben piazzate: è dove vige una cooptazione baronale  o politica che i numeri smentiscono la loro capacità di affermazione. Limitarsi in questo quadro a un tema di quote femminili è corporativo e perdente, se non addirittura ambigua malafede, come avvenuto per la recente perversa legge elettorale, una legge costruita intorno alla conferma obbligata degli eletti attuali, che escludeva a priori l’interesse per una crescita della rappresentanza femminile.

Il problema  della rappresentanza femminile dunque si risolve solo tenendo fermo il doppio registro,  quello interno alla riflessione delle donne e quello legato al rinnovamento profondo delle forme di selezione della classe politica, affrontando cioè il nodo della vita politica italiana che è la risposta alla crisi della democrazia. All’ interno di questo disegno di costruzione del Partito Democratico di cui è immagine forte e adeguata lo slogan “una testa, un voto” assunto a Orvieto, potranno trovare posto anche meccanismi specifici per favorire i gruppi oggi penalizzati. Ma l’obiettivo comune e centrale è ridare lo scettro ai cittadini titolari della sovranità, uomini e donne.

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