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Rubriche - Hanno scritto

12 Luglio 2007
Cari pacifisti
di Giuliana Martirani

Cari pacifisti,

ricordate la favola dell’elefante dell’anonimo indiano?
C'erano una volta  sei saggi che però erano ciechi. In città fu condotto un elefante ed essi vollero conoscerlo  perchè non ne avevano mai visto uno. Essendo ciechi decisero di conoscerlo toccandolo. Il primo toccò l'orecchio grande e piatto dell'elefante e disse: “E’ come un ventaglio”. Un altro toccò la gamba e disse: “E’ come un albero”. Il terzo, toccando la coda, disse: “Sbagliate entrambi, è come una fune”. Il quarto toccò la zanna e disse: “Macchè, è come una lancia”. Il quinto, toccando il fianco dell'animale, disse: “Ma no! E' una muraglia”. Il sesto, afferrata la proboscide disse: “Avete tutti torto, è come un serpente”. I sei saggi ciechi si accapigliarono per un'ora urlando: “Serpente! Muraglia! Fune!...” e non riuscirono a capire come fosse fatto un elefante!

 

Ecco noi italiani (ed anche noi pacifisti, e nonviolenti qualche volta) assomigliamo molto a quei sei saggi relativamente a molti problemi.

Innanzitutto relativamente ai problemi di vita e di morte per fame del Sud del mondo, con tutto ciò che abbiamo solennemente promesso sulla remissione del Debito e sugli Otto obiettivi del Millennio (a proposito qualcuno si ricorda che già siamo nel 2007 e che dovrebbero essere raggiunti nel 2015, mentre non abbiamo neanche iniziato a lavorarvi?).

Ma assomigliamo molto a quei saggi anche su problemi di vita e di morte per guerre: l’Afghanistan, l’Irak, la violenza urbana e quella delle criminalità organizzate, il Libano e l’eterna Palestina/Israele, oltre ai mille altri luoghi di guerra sempre dimenticati.

 

Ci accapigliamo tanto e non ci accorgiamo delle differenti prospettive con cui i problemi sono affrontati da più parti e con più modalità.

Quando ci fu l’Assedio della Basilica della Natività a Betlemme mentre si svolgeva il solito alterco italiota media-media, laico-religioso, destra-sinistra, sinistra-centro, sinistra-sinistra, associazioni-politica, associazioni-associazioni… mi presi la briga di confrontare gli avvenimenti relativi all’Assedio della Basilica e la resistenza-difesa al suo interno, coi testi sacri della Difesa Popolare Nonviolenta di Gene Sharp e soprattutto di Theodor Ebert e  scoprii con l’entusiasmo e la felicità di chi finalmente ha scoperto “com’è fatto l’elefante” che lì a Betlemme, mentre in Italia noi come associazioni facevamo seminari di Difesa Popolare Nonviolenta e preparavamo i Caschi Bianchi, noi come Enti locali facevamo corsi di Peackeeping, noi come Governo facevamo il primo (in Europa) Comitato sulla Difesa Popolare Civile Nonviolenta e Nonarmata presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, ebbene lì nella Basilica della Natività un frate, Padre Ibrahim Faltas, e poche suore insieme ai duecento palestinesi lì rifugiatisi, mettevano in pratica tutte le tappe teorizzate da Theodor Ebert sulla Difesa Popolare Nonviolenta.

Un evento storico per l’umanità, in seguito anche riconosciuto (hanno ricevuto molti premi per questo tra cui il premio Pace della Regione Campania), ma riconosciuto dopo perché durante gli avvenimenti i più erano distratti, oppure impegnati nel solito alterco italiota sul “come fosse fatto l’elefante”.

 

Abituata quindi ad una prassi ad un tempo più femminile che non ama la competitività (qualcuno se n’è accorto che la competitività causa l’obesità e spesso anche il tumore?) ma abituata anche ad una prassi più scientifica che mi faccia sul serio vedere “com’è fatto l’elefante” sto raffrontando i soliti nostri testi sacri (e soprattutto le  proposte di  Johan Galtung e di Transcend e la possibilità di trascendere e trasformare il conflitto Israelo-palestinese) e quanto sta facendo Prodi a favore della pace in Medio Oriente, e non solo quanto viene riportato dalla comunicazione (a proposito: ricordiamo mai le parole di Karl Popper sui pericoli per la democrazia rappresentati dalla Cattiva Maestra Televisione?).

E sto scoprendo, come già allora con Ibrahim Faltas e la sua Difesa nonviolenta davvero Popolare, con quante differenti prospettive Prodi stia costruendo, con un passo dietro l’altro, i percorsi di pace indicati nei nostri testi sacri, oltre che da associazioni e ong.

 

Cari pacifisti, vi rivolgo, quindi, un appello e lo faccio in primo luogo ai compagni di attivismo: il Mir di cui ho avuto l’onore di essere Presidente per l’Italia, gli amici della Nonviolenza con cui abbiamo condiviso e condividiamo gioie e speranze, gli amici della Pax Christi con cui condivido il cammino indicato da quel grande vescovo della Pace che è stato don Tonino Bello e tutti gli amici della nonviolenza per i quali in trent’anni ho fatto conferenze, seminari, training e tante cose belle, piene di speranza:

 

Vi prego: viviamo non più armati di veleni, arroganza e polemica

da quella, interpersonale, economica e  politica

a quella cittadina, nazionale e mondiale.

Ma armiamoci soltanto di mitezza, di umiltà e di  fraternità.

 

Ve lo chiedo in nome di chi ogni giorno deve passare oltre il Muro per andare a lavorare

e di chi deve imparare a correre come una lepre sotto bombe e missili

e di chi deve vivere una quotidianità di lavoro, scuola e mercatino per far la spesa

mentre le guerre fomentate dai “padroni del mondo”

li mettono gli uni contro gli altri per accaparrarsi le solite risorse

dal petrolio al kotal, all’acqua, al cobalto, al plutonio…

ma anche gli innocui gamberetti, le banane, il caffè, il thè, il riso, il cotone…

 

Ve lo chiedo in nome di chi, nel nostro Paese e nel mondo,

è straniero e deve inventarsi  casa, lavoro, famiglia e amici

vivendo i disagi d’emigrazione ben noti al nostro popolo

che sull’emigrazione ha versato lagrime e sangue.

 

Ve lo chiedo in nome di tutti quei bambini che nel mondo

muoiono di una stupida diarrea prima dei 5 anni (la metà dei bambini del Sud del mondo),

che a scuola non andranno mai (oltre 100 milioni),

che lavorano per fabbricare le nostre scarpe, palloni e giocattoli (oltre 250 milioni)

e in nome di quei bambini che nel mondo sono obbligati a fare le miniprostitute e i mini soldati.

 

Vi prego: che cessi l’arroganza, che cessi l’intolleranza e la violenza

ma che cessi anche l’inutile alterco  su problemi minimi

e che cessi l’ansia di potere, di consenso elettorale, di percentuali e lottizzazioni

che non consentono di costruire il bene del mondo.

Vi prego: che cessi l’indifferenza verso i problemi e le attese del mondo

come se non ci fossimo noi ad abitarlo e a viverlo.

Vi prego: che venga la mitezza e la nonviolenza tra di noi

per costruire insieme  il mondo “mundus”, limpido e bello che tutti vogliamo

e non l’immondizia di fame, guerra e violenza che invece abbiamo sotto gli occhi.

 

 

Giuliana Martirani

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