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Rubriche - Hanno scritto

13 Luglio 2007
In Italia sempre più ''poveri in giacca e cravatta''
Presentato lo studio "Senza rete: la famiglia di fronte alla crisi del welfare" di Eurispes e Federcasalinghe. Aumenta il rischio povertà per il ceto medio.

di Redattore Sociale
ROMA – “Gli italiani sono sempre più poveri”.
A sostenerlo è l’Eurispes che oggi ha presentato lo studio “Problemi di famiglia – Senza rete: la famiglia di fronte alla crisi del welfare", redatto in collaborazione con Federcasalinghe.

La povertà colpisce gli anziani, che percepiscono pensioni di appena 500 euro - più di 7 milioni - i giovani precari che passano da un lavoro all’altro e coloro che finora erano considerati privilegiati, perché al riparo da ogni imprevisto economico, il cosiddetto “ceto medio”.
"Le statistiche Istat confermano finalmente quanto sostenuto dall’Eurispes da diversi anni - si legge nel rapporto - la probabilità di impoverimento delle classi medio-basse è aumentata e la linea di demarcazione tra i poveri e i non poveri diventa sempre più indistinta. La perdita del lavoro, la cassa integrazione o il sopraggiungere di una malattia grave rappresentano variabili causali in grado di compromettere seriamente il fragile equilibrio economico-finanziario di una consistente quota di nuclei familiari.

L’Eurispes stima che circa 2.500.000 nuclei familiari siano a rischio povertà, l’11% delle famiglie totali, ben 8 milioni di persone. Il totale delle persone a rischio povertà e di quelle già comprese tra gli indigenti è allarmante: si possono stimare circa 5.100.000 nuclei familiari, all’incirca il 23% delle famiglie italiane e più di 15 milioni di individui, di questi quasi 3 milioni sono minori di 18 anni.

Basti pensare che oltre il 50% delle famiglie italiane dispone di un reddito mensile inferiore a 1.900 euro. In particolare, le famiglie monoreddito e quelle con più di due figli hanno probabilità maggiore di impoverirsi.

La povertà è maggiormente diffusa tra le famiglie con una o più persone in cerca di occupazione: essa colpisce il 9,3% dei nuclei in cui nessuno risulta disoccupato (contro il 10,4% del 2004), oltre il 23% delle famiglie con una persona in cerca di occupazione (contro il 20,9% del 2004) ed il 39,8% di quelle con due o più persone disoccupate (nel 2004 erano il 37,4%)".

I poveri in “giacca e cravatta” e la sindrome della terza settimana
Aumenta la povertà definita dall’Eurispes in “giacca e cravatta”, quella che colpisce i ceti medi in difficoltà, in fila alla mense Caritas. Aumenta la schiera dei working poors, ossia quei lavoratori che, pur percependo uno stipendio, la sera, non avendo la possibilità di una casa nella quale rientrare, usano i dormitori pubblici.

Sono lavoratori o impiegati improvvisamente ex, che hanno dovuto vendere la macchina di media cilindrata, che non hanno più soldi per pagare affitto o mutuo, con carte di credito mute, piccoli conti in banca bruciati, talvolta angariati dagli usurai ai quali sono stati costretti a ricorrere. Questi ed altri soggetti “normali” appartenenti ad un ceto medio che arranca, anche se difficilmente identificabili (per discrezione, pudore, vergogna, dignità sociale), sono per lo più il simbolo di persone e nuclei che avevano un reddito e un lavoro, magari precario, che l’hanno perso e si ritrovano impoveriti; famiglie che non riescono più a far quadrare i conti, a pagare le bollette per il mutuo, l’affitto, la luce, il gas e il riscaldamento, le spese di condominio, costrette sempre più a fare i conti non più con la quarta ma con la terza settimana.

Nel periodo 2001-2005 l’Eurispes ha calcolato una crescita complessiva dell’inflazione del 23,7% con una perdita di potere d’acquisto delle retribuzioni pari al 20,4% per gli impiegati, al 14,1% per gli operai, al 12,1% per i dirigenti e all’8,3% per i quadri.  

Aumenta il rischio usura per il ceto medio
Attraverso un'indagine (per la quale sono stati utilizzati 27 indicatori economici, finanziari e sociali) sulle 103 province italiane, è stata stilata una classifica che mostra come Napoli sia la città maggiormente esposta al rischio di usura, ma anche che Catanzaro e Caserta presentano condizioni simili al capoluogo campano. Al contrario, Bolzano si configura come la città più virtuosa, collocandosi al primo posto. Stupisce rilevare che lo strozzinaggio non coincide più solo con finanziamenti per attività commerciali e imprenditoriali, o con prestiti di sussistenza, ma si rivolge anche a famiglie insospettabili che, pur trovandosi in difficoltà, non vogliono rinunciare al benessere in cui hanno vissuto fino a qualche tempo prima.

Comprare una casa: sogno o incubo?
Sempre più famiglie non riescono a fare fronte agli impegni presi contraendo un mutuo e quello che si è presentato come un futuro allettante in una casa di proprietà finisce per trasformarsi in un incubo che può mettere a repentaglio il futuro stesso della famiglia.

L’indebitamento degli italiani è cresciuto del 9,8% tra il 2005 e il 2006: mutui, prestiti per l’acquisto dei beni durevoli e rate per prodotti di consumo gravano sulle spalle degli italiani. Secondo le ultime stime dell’Eurispes, l’indebitamento delle famiglie, cresciuto al di là di ogni previsione negli ultimi anni, continuerà a crescere anche nel 2007.

Le tasse
Secondo la maggior parte degli italiani, il 58,4%, la diminuzione del carico fiscale avrebbe effetti positivi, in quanto darebbe slancio all’economia e alle imprese (23,6%) o metterebbe più soldi in tasca ai cittadini rilanciando i consumi (34,8%). Per il 23,2%, al contrario, le conseguenze sarebbero negative: aumenterebbe il debito pubblico (11,3%) oppure si registrerebbe una minore disponibilità e qualità dei servizi pubblici (11,9%).

Quali politiche a sostegno delle famiglie?
Nonostante la ripresa degli ultimi anni, il tasso di fecondità (1,35 per donna nel 2006) è ben lontano da quel 2,1 figlio per donna che assicurerebbe una condizione di equilibrio demografico. Il risultato è che l’Italia continua a invecchiare, ponendo grandi ipoteche sulla sostenibilità del sistema del Paese e del sistema di welfare in particolare. L’indice di vecchiaia  – il rapporto percentuale tra over 64 e gli under 15 – che tra il 1961 ed il 2001 ha subito una vera  e propria impennata (da 39,9 a 127,1) ha continuato a crescere nell’ultimo quinquennio, raggiungendo, nel 2006, quota 140,4.

Il Fondo di Solidarietà per i mutui
Il mancato sostegno alle famiglie sul fronte delle politiche abitative si è accompagnato, negli ultimi anni, all’introduzione di alcune disposizioni normative che consentono, in caso di somme dovute all’erario dal cittadino, di ipotecare il bene casa e, relativamente a importi superiori agli 8mila euro, di procedere direttamente alla vendita coatta della casa, indipendentemente dal suo valore. Denunciando il “totale dispregio dei princìpi di proporzionalità e di ragionevolezza” sanciti dall’articolo 3 della Costituzione, l’onorevole Rossi Gasparrini, ha presentato alla Camera una progetto di legge volto a stabilire il principio della non pignorabilità della prima casa e ha altresì elaborato una proposta di legge per l’istituzione del Fondo di Solidarietà per i mutui per l’acquisto della prima casa. La proposta, presentata lo scorso marzo, mira a sostenere le famiglie che si trovino in situazione di insolvenza nel pagamento delle rate del mutuo. È prevista, a tal fine, l’assunzione, da parte del Fondo, del costo delle procedure bancarie e delle spese notarili dei mutuatari in difficoltà e la possibilità, per questi, di chiedere il posticipo delle rate, prolungando la scadenza del mutuo primario fino ad un massimo di 18 mesi.

La famiglia sostituisce il welfare
L’assenza di una adeguata rete di ammortizzatori sociali fa sì che nel nostro Paese – dove gli under 35 rappresentano oltre il 60% dei disoccupati – più che altrove avere una occupazione sia una condizione necessaria per quanto non sufficiente, alla uscita dalla famiglia di origine.
Secondo l’Istat, i lavoratori a termine o temporanei, includendo nella definizione gli occupati a tempo determinato ed i lavoratori autonomi con contratto di collaborazione o prestazione occasionale, pari all’11,8% sul complesso degli occupati, rappresentano il 27,6% degli occupati appartenenti alla classe di età 15-29 anni, raggiungendo il 32,3% in relazione alla sola componente femminile. In Italia il 59% degli under 35 vive con la famiglia di origine.

La voglia di maternità e paternità
Il 53,5% dei ragazzi tra i 25 e i 29 anni ritiene improbabile (29%) o esclude del tutto (24,5%) la possibilità di avere un figlio nei prossimi 3 anni. Anche tra i giovani adulti, tra i 30 e i 34 anni, l’esitazione è evidente: appena il 13,4% è sicuro di fare un figlio nel prossimo triennio, mentre oltre il 47% preferisce per il momento accantonare l’idea; di questi il 21,5% esclude del tutto la possibilità di mettere al mondo un bambino nei prossimi tre anni.

“Per primi abbiamo lanciato un segnale d’allarme nell’agosto del 2002 denunciando un’inflazione galoppante all’8% – ha dichiarato Gian Maria Fara, Presidente dell’Eurispes -, per questo abbiamo subito dure critiche da parte del governo di allora. Ma i nostri dati si sono rivelati esatti. Oggi, a distanza di cinque anni, segnaliamo nuovamente, sperando in una maggiore capacità di ascolto della politica, che l’inflazione, dopo un periodo di stasi, sta tornando a crescere più di quanto indicato dalle statistiche ufficiali. Quella di oggi è un’Italia a due economie. Da un lato, si assiste alla crescita del Pil, sostenuta prevalentemente dalle esportazioni e non dai consumi interni, dall’altra, all’assenza di redistribuzione della ricchezza prodotta alla popolazione. Manca insomma una condivisione della crescita che, per il momento, si risolve a esclusivo vantaggio delle imprese.

E’ l’Italia dei poveri in giacca e cravatta e di quanti, moltissimi tra i cittadini, si trovano a subire non più la sindrome della quarta settimana, ma quella terza settimana. In più si è verificato un indebitamento clamoroso delle famiglie per l’acquisto della casa. E anche in Italia si iniziano ad avvertire i primi segnali di disagio che si concretizzano nel fenomeno dell’insolvenza. Occorrerebbe quindi – conclude Fara – attuare delle politiche fiscali che sposino il sistema francese basato sul quoziente familiare e quindi sulla divisione dell’imponibile per numero dei componenti”.

“Anche dalla nostra rete sul territorio – ha dichiarato l’onorevole Federica Rossi Gasparrini, presidente di Federcasalinghe – ci giungono continue segnalazioni del disagio e delle difficoltà economiche vissute dalle nostre associate. Infatti, le donne hanno il duro compito di far quadrare i conti della famiglia e devono combattere quotidianamente con un aumento dei prezzi, sottovalutato quando non ignorato dai media.

Un numero sempre crescente di famiglie è assediato da una comunicazione martellante che spinge verso un sempre maggiore indebitamento. Basti pensare che la pubblicità delle finanziarie è aumentata del 28% negli ultimi anni e oggi rappresenta un fenomeno sfacciato. Sono 8 milioni e mezzo le casalinghe in Italia in età lavorativa 18-65 che non hanno reddito e che nessuno vuole ascoltare. Il nostro obiettivo è quello di istituire con il ministro del Lavoro, analogamente a quanto avviene sul tema delle pensioni, un tavolo della concertazione del lavoro familiare, valido non solo per le casalinghe a tempo pieno, ma anche per coloro che lo sono a tempo parziale”. 

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