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18 Luglio 2007
Differenze salariali ancora enormi in Europa
Secondo l'ultimo rapporto di Eurostat, infatti, nell'Unione Europea le donne continuano a guadagnare in media il 15% in meno rispetto agli uomini
di (Delt@ Anno V°, N. 166 del 18 luglio 2007) - Elisa Salvati
(Bruxelles) In Germania una donna guadagna il 22% in meno del suo compagno di lavoro maschio, in Gran Bretagna il 20%. La Commissione europea, ha così nuovamente raccomandato agli stati membri un'inversione di tendenza sulla questione delle disuguaglianze salariali. Un trend che nel corso degli anni, infatti, non sembra essersi affatto modificato.
Secondo l'ultimo rapporto di Eurostat, infatti, nell'Unione Europea le donne continuano a guadagnare in media il 15% in meno rispetto agli uomini (17% dieci anni prima) tanto che nella comunicazione, che sarà approvata domani dall'eurogoverno, non solo si porrà l'attenzione sul raggiungimento della stessa remunerazione per uno stesso lavoro, ma anche sui fattori all'origine delle differenze. La minore valorizzazione delle professionalità, le discriminazioni sul mercato del lavoro e le difficoltà di conciliare vita professionale e vita privata, per le donne si traduce in un massiccio ricorso al part-time: il 31,2% delle donne lavora a tempo parziale, contro il 7,7% degli uomini. Percentuale simile anche in Italia e in Francia, mentre aumenta notevolmente il numero dei part-time al femminile in Gran Bretagna, Germania (nessuna variazione di rilievo è intervenuta a distanza di dieci anni) e Olanda.
I casi più macroscopici di differenze salariali sono segnalati in Estonia (25%), in Slovacchia (24%), in Finlandia (20%) e in Olanda (18%).
In Italia dove la differenza è del 9%, quindi al di sotto della media U.E. come anche a Malta (4%), è necessario tener conto, fa notare la Commissione, del più basso tasso di occupazione femminile.
Bruxelles, inoltre, punta il dito anche contro la «ghettizzazione» dell'occupazione femminile in settori specifici: il 40% delle donne lavora nella sanità, educazione e pubblica amministrazione contro il 20% degli uomini. Nonostante abbiano un'educazione secondaria superiore a quella degli uomini.
Nessun segnale di miglioramento neppure per il numero di donne manager: nel 2006 lo era il 32% contro il 68% di maschi, nel 2000 la percentuale si fermava al 31%.
(Delt@ Anno V°, N. 166 del 18 luglio 2007)  Elisa Salvati

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