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Donne e conciliazione

Le donne, lo sappiamo, si distinguono nell’arte di fare più cose insieme: lavorano, si occupano dei figli, della famiglia, della casa. Giornate spese nel tentativo di conciliare tante esigenze, di incastrare i tempi, di dare una risposta a tutti.

Molte vorrebbero un aiuto, o magari un’organizzazione un po’ più friendly, più amichevole.

C’è una legge – ancora poco conosciuta – che dà loro (ma anche ai signori uomini) delle opportunità: è la legge n. 53 dell’8 marzo 2000 (notate la data…). In questa legge sono fissati alcuni diritti importanti per il sostegno della maternità (e della paternità!), come i congedi familiari, ma soprattutto c’è una norma molto innovativa.

Si prevede il finanziamento da parte dello Stato di “progetti” aziendali volti a conciliare tempi di vita e tempi di lavoro. Come? Con la diffusione di forme di organizzazione flessibile del lavoro, il part-time, per esempio, oppure il tele-lavoro, o il lavoro a domicilio; o, ancora: l’orario concentrato, la flessibilità sui turni, l’orario flessibile in entrata o in uscita, la banca delle ore…

E non c’è solo la flessibilità degli orari: i progetti possono prevedere programmi di formazione per il reinserimento dei lavoratori che si siano assentati per periodi lunghi (per esempio per il congedo di maternità), oppure possono consentire la sostituzione del lavoratore autonomo che si deve assentare per assistere figli o familiari.

Spazio alla fantasia, insomma, purché a vantaggio dei lavoratori che siano genitori naturali, o adottivi, o affidatari, o abbiano figli disabili a carico. Ma anche a favore di chi abbia in famiglia disabili o anziani non autosufficienti.

In questi anni, ne hanno usufruito molte aziende e moltissime lavoratrici (un po’ meno lavoratori, ma stanno imparando anche loro a conoscerla): c’è chi ha organizzato in maniera differente i turni ad esempio sfruttando i tempi morti tra due turni principali (mattina e pomeriggio), chi ha predisposto veri e propri piani aziendali per programmare turni di lavoro, ferie e permessi dei dipendenti, chi ha creato uno “sportello amico” per dare assistenza e consulenza sui diritti e le opportunità degli strumenti di conciliazione.

Dalle indagini svolte sui progetti realizzati in tutta Italia è emersa un’accoglienza molto positiva: i lavoratori hanno apprezzato la possibilità di gestire diversamente il proprio tempo lavorativo, la maggiore autonomia e la possibilità di usufruire di corsi di formazione al rientro dopo un’assenza, ma anche le aziende hanno visto migliorato il clima al loro interno, evitato lunghe assenze per motivi familiari dei loro dipendenti e aumentata la produttività finale.

La norma è stata modificata con la finanziaria 2007, su impulso del ministro delle Politiche per la Famiglia, che ha voluto rilanciare il progetto ed ha ampliato l’ambito di applicazione di questi strumenti, destinando al finanziamento dei progetti una quota del Fondo per la famiglia (oggi è di 40 milioni di euro).

Informazioni sui  progetti finanziabili, su come fare la domanda e sui documenti necessari si possono trovare, oltre che presso le aziende e le organizzazioni  sindacali, sul sito del ministero delle politiche per la famiglia (http://www.governo.it/Presidenza/politiche_famiglia/normativa.html) – che da quest’anno gestisce i finanziamenti – oppure sul sito del ministero del lavoro (http://www.lavoro.gov.it/Lavoro/md/AreeTematiche/occupazione/politiche/).

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