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PD News

19 Dicembre 2006
Parisi: "Il Partito Democratico? Basta invenzioni"

di Antonio Macaluso - da Corriere della Sera
Si aspetterebbe "chiarezza, nitidezza, entusiasmo". E invece vede "espedienti e invenzioni verbali", formule "datate e fallimentari". Dunque, anche uno dei campioni dell'ulivismo, il ministro della Difesa Arturo Parisi, appare oggi lucidamente pessimista.

Professore, non si schioda: un po' avanti, poi di nuovo indietro, liti, incomprensioni....
Non penso che una domanda rappresentata da troppi anni possa restare ancora a lungo senza risposta. Sono quasi 18 anni che, magari con formulazioni diverse, questa domanda, la domanda di un partito che non c’è stata avanzata. So bene che queste domande sono destinate ad avere risposte nel tempo di una generazione. Ma in democrazia, come in demografia, il tempo di una generazione è più o meno 20 anni. L'anno prossimo chi è nato alla caduta del muro di Berlino, alla fine cioè di quel mondo, che qualcuno scambia con la fine della Storia, sarà  maggiorenne. A questo punto, se la risposta non arrivasse con la chiarezza, la  nitidezza e l'entusiasmo che occorre, il Paese perderebbe un appuntamento  con la storia.

Eppure questa risposta non sembra dietro l'angolo. Che succede? Diceva Totò che ogni limite ha la sua pazienza...
Nonostante da molto tempo venga iscritto nel partito degli impazienti, la mia pazienza si è dimostrata grande. Più grande di quanto io stesso immaginassi. Sono anni che ho abbassato il mio >tassametro, ma il problema è che se ci si dimentica il punto di riferimento, non si capisce di cosa stiamo parlando>.

E qual è questo punto di riferimento giusto?
Dopo l'89 si è avviato nel mondo un processo di scomposizione degli  assetti nei quali avevamo vissuto nei 50 anni precedenti, i blocchi geopolitici, quelli culturali e la stessa articolazione in classi della nostra società . Sullo sfondo della scomposizione di quegli equilibri, che solo oggi appare nella sua pienezza, cresce comprensibilmente tra i cittadini un'ansia per ciò che riguarda il futuro. E ci chiede una  risposta che abbia il segno della speranza. E' a questa domanda che  dobbiamo trovare una risposta. Altrimenti, inevitabilmente – e lo diciamo da tempo - questa risposta prende una piega populista.

L'alterrnativa a questa deriva populista?
E' una risposta collettiva, che faccia capo a quello che un tempo chiamavamo Partito, il cui compito è legare il passato al futuro, intestandolo a un "noi" e non all' "io" ipertrofico delle leadership solitarie. Il problema è recuperare il senso del progetto: se non capiamo  che è una risposta a una domanda storica, non capiamo neanche a cosa debba  servire questo soggetto>.

O ci si crede o non ci si crede: altro che federazione...
Significherebbe affidare questa risposta a invenzioni verbali, a espedienti, a mere soluzioni organizzative.

E  il modello Flm rispolverato da Fassino?
Sono sicuro che per Fassino quel modello abbia un senso. Ma non posso dimenticare che parliamo di una cosa che data quasi a 30 anni fa. Troppi per  chi pensi di proporre precedenti che motivino all'azione,  ma sufficienti per ricordare che quella esperienza è associata ad un fallimento. I giovani  non capiscono di cosa si parla e quelli che  ricordano non possono che preoccuparsi se pensano alla fine di quell'esperienza. Una fine peraltro non casuale e che più di  tutti assomiglia a quel tentativo di fusione a freddo di cui oggi parliamo a proposito del Partito Democratico.

C'è un altro tema, oltre a quello organizzativo, che sta a  cuore ai Ds ed è l'adesione del futuro Partito Democratico al Pse. Altro pantano. Come se ne esce?

Tutto dipende da come ci si entra. Chi entra dalla porta sbagliata non troverà  mai l'uscita. La porta giusta è quella che prevede una risposta di  tempo lungo, un tempo più lungo di quello del governo. Che ci chiede perciò di costruire un soggetto che abbia  una vocazione a farsi carico di proposte di lungo periodo pur con la consapevolezza della non autosufficienza. Invece ci troviamo di fronte a un numero eccessivo di risposte parziali. Parzialissime e precarie. Quali dei partiti esistenti è in grado di farsi carico dell'ansia e delle speranza dei cittadini? Nessuno. E allora, come non capire che occorre dar vita a un soggetto nuovo?

Insomma, prima fare il nuovo partito e poi vedere dove incasellarlo in Europa
Esatto. In questo quadro gran parte dei problemi sollevati sono problemi di dettaglio, problemi che non devono prendere il sopravvento rispetto al disegno globale.

Senta, ma tra Ds e Margherita chiè che frena di più  o che pone più paletti o che capisce di meno o... dica lei
Ognuno ha i suoi problemi e nessuno si può mettere a dar lezioni agli altri. Ma nessuno deve nascondere il proprio problema dietro quello degli  altri e quindi condizionare la propria scelta a passi che devono fare gli altri, ancorché con il motivo di non turbare l'unità .

Ammetterà che finora avete fatto a gara....

E' vero. Ma a questo punto ognuno deve avere il coraggio di dire, a sé stesso prima di tutto, se crede in questa scelta e dirlo in modo definitivo. E  poi attendere, con rispetto, gli altri. Ma non aspettare a declinare  completamente la scelta fino a quando gli altri non hanno fatto la loro.  Chi dice di essere più convinto, è bene che prenda l'iniziativa. E' quello che io chiedo alla Margherita. Dica che quello della prossima primavera  sarà  l'ultimo congresso: che metterà  fine a un percorso che era stato
pensato e deciso sin dall'inizio come un percorso a termine. Questo e solo  questo è quello che chiediamo. Se su questo riusciremo a confrontarci in modo onesto, se su questo riusciremo a decidere in modo conclusivo il congresso avrà un senso. Altrimenti conviene parlarne direttamente con i cittadini.

Questo dovrebbe valere anche per i Ds
Naturalmente. Per quelli che - ci auguriamo siano la maggioranza - si riconoscono nelle posizioni di Fassino.

Se durante o alla fine di questo processo D'Alema la chiamasse "compagno", sarebbe un dettaglio anche questo?
Certo. Mi viene da sorridere quando penso alla reazione allibita di piazza Maggiore quando Marchais si rivolse ai compagni bolognesi chiamandoli "camerades". Quello che conta, ripeto, sono le cose che ci uniscono. E sono molte.

Questa assonanza sarà  utile nella cosiddetta "fase 2" quando, soprattutto su temi come pensioni e liberalizzazioni, la parte riformista della maggioranza si troverà  davanti al muro dei massimalisti.
Guardi, questo tema delle fasi è veramente una delle cose che mi deprime di più. Più che annunciare una fase nuova per dire che la fase presente è superata, quello di cui abbiamo bisogno è ritrovare una prospettiva e un orizzonte che dia un senso al presente. Ed è qui che il tema del governo si lega al Partito Democratico. Per un momento ho pensato anche io che la cosa più importante fosse far funzionare il governo, che il Partito Democratico ne sarebbe  venuto di conseguenza. Questi primi mesi mi hanno invece fatto prendere coscienza che ogni atto di governo ha un senso solo se è collocato in un orizzonte. E l'orizzonte non può essere solo il programma o la legislatura.
Bisogna guardare oltre. Così, anche per un tema come la riforma delle pensioni, un conto è pensarla solo in termini  contabili, un'altra è inquadrarla in un orizzonte più complesso che cerchi in una nuova società  e in una nuova demografia un welfare più moderno e allo stesso più attento ai diversi progetti vita.

Si, ma orizzonti o no, c'è¨ una parte della maggioranza che di pensioni non  vuol proprio parlare..
Perchè guardano solo al programma, e non al progetto. A quel progetto al quale deve invece fare riferimento una forza come il Partito Democratico se vuole essere quell'ala  marciante, quella locomotiva, quel timone del cambiamento per il quale chiederei anche più  liberalizzazioni e più concorrenza.

Senta, ma alla fine questo benedetto partito, riuscirete a farlo? Entro giugno nascerà  qualcosa?
Giugno? Le dovrei chiedere di quale anno... Quello che so è che oggi sembra smarrito il senso dell'impresa. Senza questo, che nasca a giugno del 2007 o di un altro anno, cambia poco. E' la grandezza dell'impresa che vedo fuori dalla scena. Sento il dovere di raccogliere il senso di smarrimento che serpeggia tra i cittadini, soprattutto tra quanti ci hanno creduto, e di lanciare un allarme. Non vedo sentimenti adeguati. Il paradosso è che talvolta mi riconosco più negli argomenti  degli oppositori che in quelli dei sostenitori perchè leggo in essi almeno la cifra della verità . So che il partito di cui abbiamo bisogno è innanzitutto un partito vero, per la cui nascita qualcuno non dorme: sia  tra i sostenitori che tra gli oppositori. Mentre il partito che rischia di affermarsi è un'impresa tranquilla, una scelta scontata: un partito che riesce ad essere contemporaneamente pesante dal punto di vista organizzativo  e leggero, leggerissimo, dal punto di vista dei contenuti, della tensione culturale e della passione politica. Leggero come una piuma che si libra nell'aria, non come il volo di un uccello.
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