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Rubriche - Hanno scritto

3 Settembre 2007
Le donne e la forma partito tra Francia, Spagna e Italia: luci e ombre del percorso verso il PD.
Giovedì 30 agosto – Milano, festa provinciale dell’Unità
di Dibattito

Per una volta non sono le contese fra candidati, ma solo il Partito democratico, il suo ruolo e il suo percorso, gli argomenti di un vivace dibattito su cui hanno discusso le democratiche milanesi alla festa provinciale dell’Unità il 30 agosto. Il primo appuntamento della riflessione delle donne sul Pd parte dalla forma-partito, tema preliminare e cruciale per il ruolo delle donne in politica. Gli altri saranno dedicati al lavoro (11/9) ed al multiculturalismo (13/9).

Ne hanno discusso insieme Arianna Censi, Marilisa D’Amico, Jasmine La Morgia e Nora Radice, dimostrando come politici, mondo accademico e sfera sociale riescano a proporre prospettive feconde di collaborazione. Ciascuna dal suo punto di vista, ha posto in luce ruolo e aspettative delle donne nei confronti del Pd.

Nora Radice, responsabile organizzativo dei Ds, illustra come si arriverà all’appuntamento del 14 ottobre: le regole e procedure per l’elezione dell’assemblea Costituente, la nomina del segretario nazionale e di quelli regionali. Costruire un nuovo partito è momento esaltante, ma anche complesso, soprattutto la costituzione degli organismi tecnici diventa un momento cruciale per garantire la continuità della struttura insieme alla prospettiva ideale.

Diverso è il punto di vista di chi appartiene alla sfera sociale: per Jasmine La Morgia il Pd è una grande sfida, la vera innovazione è pensare e proporre forme politiche diverse da ciò che esiste oggi ed agire per produrle. Non si può pensare di affrontare la complessità del XXI secolo con gli stessi strumenti e strutture dei partiti del secolo scorso. Negli elettori di centrosinistra è cresciuta la consapevolezza che le questioni cruciali del nostro tempo attengono alla rappresentanza, alla legittimità del potere, ai nuovi spazi di partecipazione che si aprono a forme non strutturate ed organizzate in modo tradizionale, al controllo democratico del sistema politico, al ruolo delle donne in politica. E la naturale conseguenza è stata pensare ad un partito democratico, un partito che avesse nel suo DNA quel metodo democratico sancito dalla Costituzione, ma mai realizzato.

Il percorso del Pd appare però sinora inadeguato rispetto alle aspettative, se ci fossero ancora gli esami di riparazione sarebbe rimandato a settembre poiché alcuni passaggi ne hanno segnato l’imprinting in modo negativo. Le nomine per cooptazione, praticate e pure proiettate nel futuro, hanno introdotto a livello nazionale il precedente pericoloso di nominare saggi e vice, che viene così legittimato anche in altri livelli. L'assemblea Costituente è stata trasformata in un congresso di partito, ove migliaia di grandi elettori eleggeranno il segretario. La funzione di elaborazione politica della Costituente viene così a perdersi, troppo elevato è il numero dei componenti per pensare ad un dibattito credibile. Inoltre, l'accento posto sull'elezione del segretario, dettata dalla volontà di rispondere alle tensioni politiche della contingenza, ha messo in secondo piano la necessità di rafforzare l'ancora debole identità politica del Pd e, con la contemporanea istituzione dei livelli assembleari regionali, non si pone alcun elemento riflessione sull'opportunità di ridefinire ruoli, funzioni ed ambiti della struttura del partito. Così come non sono state poste in discussione le relazioni fra i ruoli elettivi, quelli all’interno del futuro partito e quelli nella Costituente.

Alcuni riferimenti alle vicende politiche di Spagna e Francia evidenziano, invece, come le innovazioni introdotte nella struttura dei partiti ne abbiamo modificato il volto.

Il caso spagnolo è esemplare. Nel 2000 dopo la pesante sconfitta elettorale che aveva visto il Partito Popolare di Aznar raggiungere la maggioranza assoluta dei seggi, il Partito Socialista per uscire dalla profonda crisi che lo caratterizzava dagli anni novanta affronta un deciso processo di rinnovamento che riguarda essenzialmente l’organizzazione del partito. José Luis Rodriguez Zapatero, eletto segretario a 39 anni con soli nove voti di scarto, è il protagonista di innovazioni che riguardano l’ambito organizzativo del partito: riduzione dei membri dell’esecutivo, caratterizzato da democrazia paritaria e rinnovamento dei componenti; utilizzo delle primarie come prassi istituzionale fra gli iscritti per la selezione dei candidati sindaci delle grandi città, estese a tutte le cariche elettive; introduzione del limite dei mandati e regimi di incompatibilità fra incarichi esecutivi nel partito e ruolo istituzionale; liste aperte per l’elezione dei delegati ai congressi; diverso ruolo degli iscritti, distinti in militanti e simpatizzanti.

Altro esempio è quello delle primarie del Partito Socialista francese per la candidatura all’Eliseo. Senza le primarie Ségolène Royal non sarebbe mai stata candidata, è solo il voto degli iscritti che le ha aperto la strada alla competizione presidenziale, segno che una procedura più aperta e trasparente di selezione delle candidature aiuta a trovare spazio in un ambito, come quello politico, fra i più chiusi alle donne. Le primarie sono anche un’operazione di democrazia preliminare in quanto allargano la base decisionale dai pochi membri dell’oligarchia di partito a tutti gli iscritti. In Francia ha votato l’80% degli iscritti al partito socialista, un altro segnale che le forme deliberative aperte alla passione civile dei cittadini funzionano.

Marilisa D’Amico, da costituzionalista, prende spunto dagli esempi europei per introdurre una riflessione più ampia e generale su come la presenza delle donne negli esecutivi abbia delle ripercussioni positive sul contesto politico. Una delle leggi più significative varate dal governo Zapatero è la la Ley orgánica para la igualdad, un progetto di legge complesso che riguarda molti aspetti della sfera sociale e quella politica, tutti ispirati comunque al principio della democrazia paritaria. Laddove in Francia le norme antidiscriminatorie introdotte per legge nella composizione delle liste elettorali si sono dimostrate strumento efficace per aumentare il numero di donne elette. Controverso il tema delle sanzioni relativo al non rispetto di tale norma in Francia, poiché spesso si preferisce pagare una multa, piuttosto che introdurre più donne il lista.

In questo senso il regolamento per il 14 ottobre è molto avanzato, il Pd ha espresso nelle sue regole la coscienza della norma antidiscriminatoria.

Dal punto di vista politico il Pd ha dimostrato inoltre che la la forma partito non è un tabù, non è vero che le norme non contino, sono e saranno l’elemento cardine della sua identità. Il Partito democratico nasce come risposta alla crisi del partito all’interno di una prospettiva bipolare (vedi l’antesignano riferimento di Michele Salvati nel suo libro del 2003), ma per uno scherzo della storia si trova oggi a svilupparsi in un contesto proporzionale e quindi la dialettica fra queste due prospettive non sarà ininfluente rispetto agli esiti del Pd. Obiettivo del Pd deve essere la presenza femminile, perché sono in gioco contenuti importanti che le riguardano: la laicità, il lavoro, i diritti delle donne e solo una significativa presenza femminile potrà segnarne il dibattito.

Infine, ma non ultima va ricordata Arianna Censi, consigliera provinciale dei Ds, che ha coordinato il dibattito e a cui va il merito di essere stata la sensibile promotrice di questa serie di appuntamenti di riflessione su donne e Pd che hanno visto anche la costituzione di gruppi di lavoro che seguiranno da vicino il percorso di formazione del Pd.

 

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