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PD News

23 Novembre 2006
Andreatta: "Basta con le ipocrisie; i partiti vanno sciolti"

da La Repubblica
Bologna - No «a una transizione che rischia di diventare la normalità». Niente «ipocrisie». «Scioglimento automatico» della Margherita. Per stimolare i Ds «a fare altrettanto».
Filippo Andreatta va all´attacco. Nella Margherita è fra i firmatari-promotori della mozione di Arturo Parisi. Quella dei super-ulivisti, di cui Andreatta è una delle teste d´uovo. Docente di politica internazionale all´Università di Bologna, cattedra nella sede di Forlì dedicata a Roberto Ruffilli, il politologo assassinato dalle Br e grande amico di suo padre Nino, è uno dei pochi ulivisti a essere entrato (2003) nella Margherita direttamente dal Ppi, senza passare per il prodiano Asinello. Ora siede nell´Assemblea federale, anche se si è defilato per occuparsi del progetto del Partito democratico. Ha fondato a Bologna - insieme a Massimo Bergami, Maurizio Sobrero e Salvatore Vassallo - Ulibo, l´"università dell´Ulivo".
Prodi l´ha nominato coordinatore per la formazione del futuro partito.

Rutelli e altri vi accusano di minare una possibilità unitaria: la mozione della maggioranza non è già abbastanza a favore del Pd?
«Quello che temo è l´ipocrisia. Al seminario di Orvieto la linea che è emersa era ottima: partito unitario e non federazione, partito aperto con il principio una testa-un voto. Poi le minoranze si sono mobilitate, le leadership sono diventate ossessionate dall´unanimismo, il ceto politico tradizionale ha rialzato la testa».

Non può chiedergli di suicidarsi.
«Nessuno lo chiede, lo vuole. Il problema è che ora più o meno esplicitamente si parla di una "fase transitoria" di tipo confederale tra Ds e Margherita. Transizione che rischia di diventare la normalità. Se si blindano i partiti prima dello scioglimento, non si può che ottenere un risultato parziale. La clausola di scioglimento automatico prevista nella mozione Parisi garantisce che la Margherita vada fino in fondo senza tentennamenti, e stimola i Ds a fare altrettanto».

Ma perché una federazione non le andrebbe bene?
«Primo, le nomenclature dei due partiti si legittimerebbero a vicenda. Senza cercare nuove legittimazioni dal basso e dagli elettori. Si farebbe un partito delle tessere e non delle primarie. Secondo, si bloccherebbero quelle contaminazioni trasversali che sono una delle ragioni per fare il Pd. Perché Letta e Bersani, Bordon e Morando, Salvati e Cacciari dovrebbero essere costretti a stare divisi invece di fare politica insieme? Terzo, si chiuderebbero le porte a chi non entrasse nel nuovo soggetto tramite i vecchi partiti. E questo sarebbe un peccato e un pericolo».

Non le pare di esagerare?
«Parlo di pericolo perché il nuovo partito sarebbe bloccato da bizantinismi interni per poter funzionare con due teste. E non funzionerebbe quindi come motore della coalizione. Abbiamo bisogno di un partito unitario e vero, non di una federazione assorbita da giochi interni. E sarebbe un pericolo perché senza coinvolgere con pari dignità gli elettori degli altri partiti di centrosinistra, le associazioni e i movimenti, non scalderebbe cuori e menti dell´opinione pubblica».
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