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14 Settembre 2007
Il Partito Democratico apre una nuova storia
Non voglio dire che sia giusto dimenticare le proprie radici. Ed è evidente quanto siano robuste certe radici. Tuttavia il Partito Democratico apre una nuova storia.
di Franca Chiaromonte e Letizia Paolozzi
Io e Franca Chiaromonte siamo collocate in modo assai diverso; lei nei Ds, io nella politica delle donne. Capita che siamo in disaccordo politico, ma proprio questa fase assai difficile per Franca, per via della sua malattia, ci ha costrette a trovare delle mediazioni politiche.
Quello che dirò è in qualche modo un esempio di queste mediazioni.
Nel mese di agosto abbiamo seguito Rosy Bindi. Ne abbiamo apprezzato il coraggio, la combattività, l’ironia. Ora siamo a uno snodo importante per il Pd mentre il nuovo partito si trova di fronte (cito alla rinfusa) il grido pubblico di Beppe Grillo, il semaforo verde ottenuto dai ricercatori inglesi per gli embrioni Chimera, il pacchetto sicurezza di Giuliano Amato.
Sono temi e problemi diversissimi tra loro. Richiederebbero pensieri lunghi, modi di ragionare e proposte non dettate dalla fretta o peggio dall’emergenza.
Franca ricorda il lavoro politico che ha svolto con i cristiano-sociali e specialmente con Giorgio Tonini. Oppure nel gruppo di Bioetica che si reggeva sul rapporto tra cattolici e laici, credenti e non credenti. C’era in quei luoghi il tentativo di aprirsi verso l’altro.  
Naturalmente, non sono stati luoghi perfetti. Anzi, hanno incontrato delle difficoltà. Le persone che ne facevano parte dopo una fase di grande interesse si allontanavano, tendevano a tornare nelle loro rispettive “case politiche”. E ideologiche.
Eppure le case politiche, quella del Pci e della Dc, non erano state di ostacoli per produrre una buona legge come il diritto di famiglia.
Il lavoro di uomini e specialmente di donne di buona volontà ottenne un risultato grande, per il sesso femminile ma anche per cambiare in meglio il Paese.
In seguito la situazione si è bloccata, immobilizzata, è diventata via via più ripetitiva. La discesa in campo di un uomo come Silvio Berlusconi, il suo successo si spiega anche con quello che Rosy Bindi ha definito, rifiuto della politica a autoriformarsi.
Non voglio dire che sia giusto dimenticare le proprie radici. Ed è evidente quanto siano robuste certe radici: quelle di  De Mita o Andreotti nella Dc, di Aldo Tortorella o Emanuele Macaluso nel Pci.
Tuttavia il Partito Democratico apre una nuova storia.
Ma non può evitare di rispondere all’interrogativo: come intende riavvicinare la società alla politica? Se Margherita e Diesse  continueranno a sedere nell’assemblea  costituente in modo separato, gli uni di qua, gli altri di là, con due giornali, due appuntamenti per le feste dei partiti, non cambierà nulla. Ma nel momento in cui, insieme, uomini e donne scommettono sul progetto di un nuovo partito, hanno assoluto bisogno di trovare mediazioni tra culture, linguaggi e valori. E non tra gruppi  
dirigenti dei due partiti.
Certo, di questioni aperte ne restano tante.  Il rifiuto di personaggi anche difficili, come Pannella. L’immobilismo per cui, mentre si sbandiera la necessità di ricambio generazionale, e si invoca innovazione e giovani, cambiamento e giovani (tanto che a noi che abbiamo passati i sessanta anni viene un brivido nella schiena), torna in Rai, nel cda Fabiano Fabiani, che fu un grande direttore del Tg una quarantina di anni fa circa.
E poi il dente batte sui segretari regionali del futuro Pd. Ci sono regioni dove bisognerebbe lavorare a rompere meccanismi e incrostazioni antiche. Non è accaduto.
Guarda caso questi segretari regionali mi pare che siano all’incirca maschi al 100 %, e tra i 22 consiglieri di Veltroni raccontati l’altro giorno da un giornale, non c’è una donna. Molte donne avevano parlato di vittoria per aver ottenuto il 50 per cento di  
presenza femminile nelle liste e come capoliste per l’assemblea costituente. Sul serio c’è da essere fiere di quel 50 %?

Altra questione molto complessa: nelle nostre società affermazione esplicita della fede e agnosticismo rampante. Il rapporto con la scienza, con la vita e la morte, ma anche quello tra uomini e donne chiedono un di più di riflessione, non decisioni prese a colpi di maggioranza.
Intorno alla legalità, ci sembra francamente risibile la divisione tra sindaci sceriffi che pure rivendicano il loro essere di sinistra, professori che si dimettono dalla sinistra e ministri che invitano la sinistra a non svegliare “la tigre della reazione“.
Questa incapacità a vedere quanto siano importanti (per la politica) i legami tra le persone, questo puntare sugli slegami, non ci piace. Nonostante  il nostro essere a volte vittime. Ma siamo vittime degli ultimi, dei più miserabili, dei più poveri.
In tutto questo disordine la politica non sa dove mettere le mani. E non è capace di raccontare la sua idea di società. E allora succede che il presidente della Camera invece di difendere il parlamento parli di vuoto non riempito dalla politica.
Io e Franca sulla legge 40 abbiamo avuto posizioni diverse. La mia più lontana da quella di Rosy. Tuttavia riconosciamo che Rosy Bindi ha accettato di confliggere, dicendo il punto oltre il quale non poteva andare, ma motivandolo e lasciando intravedere una pratica delle mediazioni.
La sua è una qualità, dimostrata anche quando decise di essere dall’inizio nella associazione Emily.
Su questa qualità e capacità e apertura vogliamo fare leva.
La proposta che le facciamo è se, accanto all’assemblea costituente e senza sovrapporsi al parlamento, Rosy non possa farsi promotrice di un luogo, di una struttura elastica, flessibile, e tematica dove si ragioni tra uomini e donne, tra cattolici e non credenti, liberi dalla funzione della rappresentanza che pesa terribilmente sui  
partiti. D’altronde in una società a coriandoli, come direbbe De Rita ovvero in una società scomposta, senza progetti, il lavoro da fare è enorme.

Noi vorremmo che la storia del Partito democratico non si chiudesse con le primarie del 14 ottobre.
Dopo il 14 ottobre bisognerà ancora inventare il modo di stare insieme di uomini e donne. Anche perché in un sistema bipolare (maggioritario) l’obiettivo dovrebbe essere quello, come succede negli Stati Uniti, di avere due grandi blocchi. Da noi il Partito democratico si sta realizzando, e l’appuntamento in prospettiva dovrebbe essere con la Cosa rossa. Ma sicuramente c’è molto lavoro da fare.

Franca Chiaromonte e Letizia Paolozzi

COMMENTI
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lasciato il 28/9/2012 da oaSSeGppeAfJbZMVLR
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lasciato il da upbaqg@sphptz.com
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lasciato il 15/2/2011 da tlwblb@damarl.com
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lasciato il 25/11/2010 da jNeaLBQmAXcENbh
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  ROSY BINDI E LE COOPIE GAY
lasciato il 17/9/2007 da HEMIX
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lasciato il 15/9/2007 da Barbara Sardella
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