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17 Settembre 2007
Verso la Costituente
Come donne, che, per le stesse regole approvate, vi stanno giocando una partita decisiva, ci interessano anche le forme concrete di questo complesso svolgimento.
di Paola Gaiotti de Biase
Siamo a un passaggio delicato e decisivo del processo costituente del PD: il delinearsi definitivo delle candidature nei collegi, l’aprirsi, almeno si spera, di un dibattito non gestito solo sui media, ma con i cittadini elettori, ora interessati, ora ancora scettici,  sui grandi temi che ne devono essere alla base.
Si pongono dunque ora, all’attenzione di chi ci crede davvero, e, ovviamente, in particolare alle donne che ne vogliono essere protagoniste, alcuni nodi sia organizzativi sia teorici, su come condurre questo processo affinché sia “democratico davvero”, esca dal rischio di un fragile ottimismo trionfalistico e esalti il contributo di quanti, più o meno criticamente, ci credono, le competenze che si lasceranno coinvolgere, la passione militante.
Come donne, che, per le stesse regole approvate, vi stanno giocando una partita decisiva, ci interessano anche le forme concrete di questo complesso svolgimento.
La prima questione su cui chiedere decisioni rapide all’ufficio di Presidenza dei 45,  è relativa al modo come si svolgeranno i lavori di assemblea. Diciamola tutta: non è molto stimolante l’idea di un'assemblea di 2500 persone, con ciò che comporta di una parata in cui tutto è già deciso, una sorta di plebiscito liberatorio su proposte ormai incontestabili. Conosciamo i tempi stabiliti in generale per la competenza  della Costituente, non conosciamo né il modo né i tempi specifici come questa lavorerà. Sarebbe necessaria una prima rassicurazione (e sarebbe stata utile prima che maturassero le candidature) sulla sua organizzazione in gruppi di lavoro e quali, in quanto la genericità dell’impegno cui si è invitati, non favorisce affatto la partecipazione qualificata. Bisogna insistere perché siano definiti i gruppi di lavoro e i loro temi, dallo  Statuto e dalla forma partito, alla ripresa dei grandi temi del Manifesto,  con le correzioni e integrazioni possibili. Solo un quadro chiaro su questo può favorire nella campagna elettorale la trasparenza del rapporto fra candidati e elettori, intorno alla definizione degli impegni che i primi intendono assumersi e non fare del dibattito elettorale solo uno scontro personalistico. Solo questo può favorire fin d’ora l’esplicitazione delle convergenze, che ci sono,  fra candidati eletti in liste diverse e che dovranno essere un elemento di forza di un processo costituente  costruttivo e sereno.
Noi donne in particolare, come tipica forza trasversale dell’Assemblea, dobbiamo prepararci a un simile compito per fare emergere al massimo le domande e le elaborazioni mature che ci uniscono, per rappresentare al meglio le attese delle donne.
Le donne diranno con libertà la loro, con tutte le varianti, su tutti i temi della politica;  ma in ognuno di essi c’è da valorizzare il contributo di un’ottica di genere, dalla pace al welfare, dalla ricerca all’ambiente, dalle tasse alla sicurezza, su cui dovremmo misurarci anche su questo sito. E c’è ancora più urgente il problema di definire il come staranno le donne nel nuovo partito, il tasso di autonomia e di risorse su cui potranno contare , le forme che prenderà il loro bisogno di incontrarsi e solidarizzare, coinvolgere altre donne.  Da sempre ritengo (e tornerò su questo punto,) sul fatto che un'esigenza di aggregazione femminile interna al partito è irrinunciabile anche se tutt’altro che obbligatoria per tutte, che potrebbe prendere la forma statutaria di quelle che nei DS sono state le Aree tematiche, e da strutturare democraticamente, al centro e alla periferia, (come per l’ambiente, l’università e la ricerca, la politica internazionale, il lavoro ecc.).
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