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24 Settembre 2007
In Abruzzo le liste esprimono la possibilità di un protagonismo di tutte le donne
Ma il sistema di formazione delle liste doveva essere più partecipato
di Annarita Frullini (Pescara)

Scrivo ora, quando mancano poche ore alla consegna delle liste per i candidati segretari.
Ci sarò anch’io, in uno dei posti a rischio, e questo per dire che non sono certo l’esponente politica di una grande regione.
La mia regione, l’Abruzzo, che ha un peso elettorale del 2,36 per cento sul totale degli elettori in Italia, ha da sempre avuto una spaventosa penuria di donne elette.
Sulla stampa locale, ancora oggi - sabato 22 settembre - c’è qualcuno capace di dire "noi le donne non ce l’abbiamo non esistono, non ci sono sul territorio regionale e sono pochissime quelle che vogliono fare politica. Al nazionale hanno fatto una cazzata."
La nostra regione, più di altre, potrà trarre beneficio da queste regole chiare e paritarie, che rappresentano un messaggio simbolico e innovativo. Vi saranno tante donne diverse fra loro, alcune con pregressa cultura di genere e altre no, donne che hanno già lavorato insieme e nuovi inserimenti, tutte partiranno dal loro vissuto d’esperienze e dalle loro competenze. Fra loro vi saranno donne brave e meno brave… ma non è così anche per gli uomini?
Molte sono rimaste fuori dalle liste, donne con storia di partecipazione politica e donne impegnate in altri campi, ma questo è legato ai meccanismi decisi e alle regole.
Certo il sistema di formazione delle liste poteva essere più partecipato, le mediazioni maschili ridotte, ma credo in una politica dei piccoli passi, capaci di portare lontano e di costruire.
Ho imparato che il meglio e l'eccellenza sono nemici del bene.
Adesso possiamo fare qualcosa per la fase costituente, poi elaboreremo una strategia adeguata per obiettivi e forme organizzative.
Credo che questo fermento, questo riattivarsi di donne, non possa essere, in nessun caso, sprecato.
Oggi voglio essere contenta, perché queste liste presentate esprimono la possibilità di un protagonismo di tutte le donne, possono ridare senso e valore alla politica, riducendo distanza e diffidenze.
Stiamo vivendo un momento storico e il fatto stesso di sapere che c’è un evento e sentirne gli echi, anche se non vi partecipiamo, ci cambia.
Il viverlo in prima persona, per molti e molte innescherà un cambiamento travolgente.
Lasciamoci trasportare dall’entusiasmo contro la saggezza di chi è convinto che tutto sia inutile.
Se crediamo che la presenza femminile faccia bene alla politica, dedichiamo, ogni giorno, del tempo per coinvolgere le donne che conosciamo, e quelle che incontreremo, perché si stringano alleanze solidali fra candidate ed elettrici e tutte si sentano partecipi e protagoniste.

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