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23 Novembre 2007
Con le donne, per le donne
C’è qualcosa che non va nella testa degli uomini. C’è qualcosa che non va nella società italiana, nella coscienza collettiva.
di Albertina Soliani

Donne uccise. Donne violentate. Donne maltrattate, picchiate, ripetutamente. Dagli uomini, spesso dal partner. Violenze fisiche e psicologiche, dice l’Istat, per almeno 6 milioni e 800 mila donne fra i 16 e i 70 anni, il 32%. In Italia.

Alla vigilia della Giornata Internazionale dell’Onu contro la violenza alle donne e nel giorno della grande manifestazione nazionale  a Roma anche l’Italia si guarda allo specchio e si scopre un Paese violento, brutto, incivile. C’è qualcosa che non va nella testa degli uomini. C’è qualcosa che non va nella società italiana, nella coscienza collettiva. In questo passaggio cruciale, che vede mescolarsi nelle nostre città e nei nostri Paesi etnie e culture diverse, cresce la paura di tutto. L’insicurezza quotidiana crescente, dentro le case e per strada, è pagato soprattutto dalle donne.

Che fare? Molto si dice, ma non abbastanza. Qualcosa, anzi parecchio si fa, ma occorre agire più in profondità. Senza lasciare passare il tempo.

E’ urgente, a mio parere, che, innanzitutto, le istituzioni facciano massa d’urto, si riunisca il governo e dedichi la seduta soltanto agli interventi contro la violenza alle donne e lo dica al Paese. Occorre fare uno stacco intellettuale e politico. Così faccia il Parlamento, con un’ apposita sessione, e le Regioni, le Province, i Comuni, con apposite sedute e deliberazioni. Un’unica decisione politica che attraversi tutto il Paese. Il Ministro Pollastrini  sta investendo molto su iniziativa nazionale in raccordo con le reti territoriali, ha istituito il forum permanente sulla violenza alle donne, ma deve poter contare sull’assunzione di responsabilità di tutti i soggetti istituzionali. A cominciare dal Parlamento, che deve approvare in tempi brevissimi il disegno di legge contro la violenza alle donne. Prevenzione e pene più severe. Questa Italia che sopporta questa violenza inaudita sulle donne non può attendere oltre. O siamo tutti complici?

Accanto alle istituzioni, è necessario che si intensifichi la mobilitazione di associazioni e movimenti, che si estenda la ricerca, che si attivino Osservatori, che si promuovano campagne mirate. Si muova la Rai  - la Rai! – per cambiare mentalità e costume, cambiando programmi e palinsesti. Sennò il Paese peggiora e peggio di così la dignità personale e collettiva rischia di essere compromessa. C’è da investire molto sull’educazione dei bambini e dei ragazzi. E dei loro genitori, anche attraverso la scuola, perché questo è il mondo in cui si invertono le parti. Educare al rispetto dell’altro, dell’altra, della sua dignità. Di un altro pensiero, di un altro linguaggio. Di altri gesti e comportamenti ha bisogno l’Italia se non vuole perdersi definitivamente. Se siamo costretti a riflessioni così estreme, è perchè siamo consapevoli che molto ormai si è consumato e che i margini sono assai ridotti.

Ma vi è un altro intervento che l’Italia può compiere e persino senza fatica, solo che abbia lo sguardo limpido e onesto: valorizzare le energie femminili, tutte, così diffuse, così potenti, così dirompenti. E’ la forza di una nuova Italia, più bella e più vera. Abbiamo bisogno di una grande decisione politica, per il lavoro delle donne per i servizi sociali e il sostegno alla maternità, perché vi siano molte e capaci donne nei luoghi della decisione politica. Abbiamo bisogno che queste politiche siano assunte tutte nello stesso tempo.

Siamo a una svolta. Tutto si tiene. Spesso accade che solo toccando il fondo si può prendere la spinta per risalire. E’ il travaglio per una nuova Italia, e sappiamo che si pagano prezzi. Ma smettiamola di farla pagare, come spesso è successo, soprattutto alle donne.

Abbiano il coraggio, gli uomini, di assumersi le proprie responsabilità. Diventino adulti. E’ una questione di dignità per le donne, ma è anche una questione di dignità per gli uomini.

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