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7 Dicembre 2007
La Scuola italiana e il Paese
Un Paese serio e responsabile dovrebbe fermarsi a riflettere. Per decidere di cambiare passo. Con urgenza.
di Albertina Soliani
Chi paga di più per la debolezza dell’Italia sono le nuove generazioni. Ora la realtà è davanti agli occhi del mondo: in Italia si impara di meno, i ragazzi italiani sono meno preparati degli altri a vivere nel mondo di oggi. Lo certifica la recente indagine internazionale dell’OCSE.

Un Paese serio e responsabile dovrebbe fermarsi a riflettere. Per decidere di cambiare passo. Con urgenza.

Dovrebbero riflettere le famiglie e l’intera società italiana. Se i ragazzi crescono in una società dedicata al consumo, all’effimero, all’immagine, è difficile che possano apprendere cose migliori. Se la televisione alimenta leggerezza, ignoranza, stupidità non usciremo mai dalle difficoltà in cui ci troviamo. Con l’eccezione delle letture di Benigni della Divina Commedia, assai indicative del bisogno, non soddisfatto, di cultura degli italiani.

Dovrebbe riflettere assai seriamente la scuola. E’ chiaro che essa non fa miracoli, ma è anche chiaro che così non si può andare avanti. Se non raggiunge risultati apprezzabili c’è da cambiare passo. La scuola stessa, per prima, deve prendere sul serio questo fallimento e concentrarsi sulla didattica, sulla sua organizzazione, sui metodi di insegnamento, sui contenuti, sui valori da vivere e trasmettere.

La storia, prima dell’indagine OCSE, ci dà conto del fatto che i risultati della scuola italiana non sono uguali da un capo all’altro dell’Italia. Vi sono eccellenze e diffusa innovazione al Nord, vi sono maggiori difficoltà al Centro-Sud. I risultati migliori degli Istituti Tecnici e Professionali sono nel Nord-Ovest, non per caso. Lì c’è stata cultura industriale e sociale che ha spinto verso scuole di qualità. Lì vi sono state e vi sono istituzioni locali attente. Come non comprendere che soltanto una strategia condivisa tra Stato, Regione, Enti Locali, Istituzioni scolastiche, organizzazioni economiche e sociali può dare vita e forza a progetti di innovazione e di larga estensione sociale. Ancora questa strategia non si vede e sarebbe questo il momento per rilanciarla, per costruire in tutto il territorio nazionale la qualità del sistema di istruzione italiano. Cominciando dagli asili nido e dalla scuola dell’infanzia, non per caso assenti al Sud insieme alla formazione professionale.

E’ evidente che in queste condizioni, quando la grande sfida è la conoscenza, il Governo non può considerare la scuola un problema di ordinaria amministrazione. Gravissima è stata la responsabilità di Berlusconi, Tremonti e Moratti che in cinque anni hanno portato la scuola italiana alla depressione, abbandonando del tutto gli istituti tecnici e professionali. Oggi ne vediamo i risultati. Il Governo Prodi ha iniziato l’inversione di tendenza, ma bisogna investire di più. La situazione è straordinaria e occorre una strategia di interventi come mai si è vista in questi anni. Fermarsi a pensare e cambiare passo è quanto dobbiamo fare ora senza perdere altro tempo. E’ quanto fare la politica.

Un summit nazionale di tutti i responsabili del Governo, delle Regioni, degli Enti Locali, delle organizzazioni economiche sociali pensi la strategia efficace per rilanciare il sistema di istruzione italiano. Di fronte all’Italia, all’Europa e al Mondo.

COMMENTI
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lasciato il 21/5/2016 da 00w2fgPs4q
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lasciato il 21/5/2016 da EAEhInfIt7v
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lasciato il 20/5/2016 da d6tEZNTr8
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lasciato il 19/5/2016 da iqXR44Px
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lasciato il da jdcuac@sblrao.com
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lasciato il 15/2/2011 da fpgrzf@alzruu.com
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lasciato il 15/2/2011 da xuzidv@slgacw.com
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  Finalmente!
lasciato il 18/12/2007 da Letizia Ciancio
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