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Rubriche - Hanno scritto

11 Dicembre 2007
Etica della quotidianità
C’è oggi una “questione morale” dietro alle richieste che cittadini fanno alla politica. Un disagio diffuso verso un agire politico sempre più astratto dai bisogni delle persone, dalla vita reale, sempre più autoreferenziale e mirato alla conservazione dei poteri, che arriva a danneggiare i singoli e la società nel suo complesso.
di Stefania Righi, giornalista esperta di temi ambientali
Anche se non erano “falsi e bugiardi”, gli dei greci avevano debolezze e caratteri terreni, appartenevano allo stesso mondo degli uomini e il loro ruolo era essenzialmente favorire la comunicazione tra gli esseri umani.
La “fede” negli dei, la religiosità, non era per i greci collegata alla trascendenza ma passava per l’accettazione del vivere quotidiano.
Occorre partire proprio da qui, dalla concretezza della mitologia classica e dalla linea di pragmatismo morale che da Epicuro a Seneca, da Epitteto a Marco Aurelio, ha insegnato agli uomini occidentali l’arte del credere in se stessi e l’idea di giustizia come fondamento della società civile.
La pace interiore e la moralità dell’esistenza erano per gli stoici greci fondate sul piacere di vivere e sul vivere conoscendo. Un piacere basato anche sul principio di “conservazione del proprio essere” e di “individuazione” del soggetto,ossia sulla capacità di valorizzare le caratteristiche essenziali della  “persona” vista nel suo mondo e nel suo ambiente vitale.
Era un’attenzione verso le possibilità  dell’anima umana, quella che gli stoici romani, a cominciare da Cicerone, collegarono al problema della libertà dell’uomo e forse anche della sua felicità.
Ma come i greci sapevano non è possibile una felicità personale  disgiunta da una felicità sociale. Felicità è in primo luogo vivere in una collettività di cui ci si sente veramente parte,di cui si condividono i valori,le scelte e le finalità.
C’è oggi una “questione morale” dietro alle richieste che cittadini di ogni orientamento e di ogni età fanno a gran voce alla politica. Un disagio diffuso verso un agire politico sempre più astratto dai bisogni delle persone, dalla vita reale,sempre più autoreferenziale e mirato alla conservazione dei poteri, che arriva a  danneggiare i singoli e la società nel suo complesso.
Secondo il sociologo tedesco Max Weber, tra i modi in cui ci procuriamo da vivere e i valori attraverso i quali diamo un senso all’esistenza ci dev’essere un certo grado di coerenza, altrimenti la società si aliena da se stessa e diviene  non sostenibile.
Gli esseri umani hanno esigenze produttive e bisogni materiali di vario tipo, ma nello stesso tempo si pongono da sempre problemi etici e spirituali, sentono l’esigenza di dare un senso alla propria vita e quindi alla morte.
La filosofia politica, sia di stampo marxista che liberista, ammette che l’uomo sia percorso da due identità nettamente separate: da  un lato la ricerca della razionalità economica e dei modi per ottenere sempre maggiori guadagni, dall’altro la conquista difficile di spazi e di equilibri per la vita affettiva.
Ma esiste anche una visione pragmatica, riformista e moderata, che tende a ridurre questa separatezza e a vedere le diverse attività dell’uomo come un continuum, a stabilire una coerenza tra ciò che l’individuo è dentro e fuori casa, tra ciò che fa e ciò che dichiara.
Dunque proviamo a pensare ad un’etica che abbatta le scissioni che ingessano l’individuo e la società, e che stabilisca nuove corrispondenze tra il “dentro” e il “fuori”.
Un’etica della quotidianità, del vivere sostenibile,  del “fare il meglio possibile in questo momento con gli strumenti che possiedo”, che impedisca alle ideologie di nascere e di farsi spazio, che riconosca ed eviti le trappole della faziosità e del fanatismo.
Un’etica pragmatica basata sulla capacità creativa, sulla realizzazione e sul risultato. Con l’umiltà e la sapienza del regista che porta avanti il suo film, del cuoco che confeziona un pasto, dell’artigiano che si sporca le mani per lavorare colori e materiali e consegna la sua opera al giudizio degli altri.
Un’etica politica capace di privilegiare il “piccolo” rispetto al “grande”, dando il massimo risalto alle politiche locali, alle questioni collegate alla gestione del territorio, ai problemi di vita quotidiana dei cittadini, rispetto alle grandi opzioni ideali e alle grandi strategie.
Un’etica mutuata dal lavoro materiale considerato nei diversi ambiti di svolgimento, e soprattutto dal lavoro femminile con le sue peculiarità di cura, di accudimento e di responsabilità.
Questo percorso ci porta a riflettere sul significato di due concetti–chiave che muovono la politica di oggi e di domani: economia ed ecologia.
La parola economia è formata da oikos e nomos;la parola ecologia da oikos e logos: oikos in greco vuol dire casa; nomos legge, criterio di condotta; logos pensiero razionale.
L’ecologia e l’economia studiano reti di relazioni vitali: la prima  quelle essenziali alla vita dei viventi, la seconda quelle essenziali alla vita dell’uomo socializzato.
Ma nel nostro cammino a ritroso dal grande al piccolo, dall’astratto al concreto, fa capolino il significato dimenticato (e negletto) delle due parole:“criterio di gestione della casa”, “pensiero razionale sulla casa”. Vale a dire capacità di gestire il proprio spazio vitale, da quello privato a quello pubblico fino all’intero pianeta.
E compaiono le donne, abituate da sempre a cucire insieme i pezzi,abituate ad annullare la distanza tra macro e microproblemi, abituate a trovare soluzioni sostenibili a questioni che spesso qualcun altro ha complicato.
Le donne come “mediatori storici” tra la cultura materiale e la cultura intellettuale e come soggetti candidati a dare nuovi significati alla realtà e all’agire politico.
A ben guardare infatti il compito della politica non è condizionare e dirigere il mondo:la politica,come la cultura, ha senso solo se è in grado di sintonizzarsi con la vita delle persone e di migliorarla.
La sapienza femminile è un bene sempre più indispensabile, se è vero quanto scrisse Gandhi nel 1930: “Se la non violenza è la legge del nostro essere, il futuro appartiene alle donne”.
La donna è la parte di umanità più capace di pazienza e di disobbedienza, dall’energia più profonda e istintiva. Si pensi alle marce di donne durante le rivoluzioni, si pensi alle donne in nero israelo-palestinesi. Si ricordi Antigone e,perché no,Lisistrata.
Quella femminile è l’intelligenza della maternità e dell’accoglienza. E’la particolare capacità di gestire i conflitti in modo non distruttivo. E’ la familiarità capace di espandersi fino a farsi globale.
E’ l’intelligenza del corpo e del dolore. E’ l’orizzontalità del volontariato e dei movimenti sociali in luogo della verticalità dei sistemi di potere e dei partiti.
Per gli uomini la politica è gioco e azione, uno dei tanti giochi di ruolo e di potere. Le donne conoscono le regole , ma il gioco della politica continua a non essere il loro. Il gioco delle donne mira a salvaguardare l’essenziale e a creare i presupposti per il cambiamento e per la vita nuova.
Con il 9% di presenze femminili in Parlamento, l’Italia è all’ultimo posto in Europa e al 69° nel mondo. La situazione migliora se si guarda alla presenza femminile nelle amministrazioni locali,  dove le donne incontrano minore diffidenza. E ricompare l’immagine della “casa”:forse all’amministratore locale è richiesta una capacità concreta di cura e di prossimità che non è considerata indispensabile per il politico “puro”.
Al PIL come indice di ricchezza gli economisti affiancano da tempo un “indice dello sviluppo umano”, detto HID (Human Development Index): rispetto a questo indicatore il punto di vista femminile è sicuramente significativo,posto che il benessere di tutte le società (bambini,giovani,anziani) dipende in larga parte dalla capacità creativa, dal lavoro e dalla forza della parte femminile.zNon sono le donne oggi ad avere bisogno della politica, è piuttosto la società nel suo insieme ad avere bisogno del loro contributo.
Le donne dovrebbero cogliere lo spaesamento e i segnali di difficoltà della politica e farsi avanti, giocando con convinzione i loro giochi non più nella casa ma nella Polis.
Per senso di responsabilità nei confronti del mondo,per dare una possibilità al futuro e forse anche finalmente per amore di sé.

Articolo pubblicato sul numero  di dicembre 2007
della rivista "Aperture"
dedicato al tema " Etica è politica

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