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8 Gennaio 2008
Donne e democrazia
L’ingresso delle donne nella pienezza della cittadinanza costituisce uno dei temi più caldi e scoperti dell’agenda politica, sul piano nazionale e mondiale.
di Paola Gaiotti De Biase

Il Partito democratico si è presentato al paese nel segno di una novità di portata altamente simbolica: il 50% di donne presenti nelle assemblee costituenti nazionali e regionali. Questa novità non può restare una pur nobile risorsa di immagine; tutto il partito è chiamato ad essere consapevole e coerente col significato di questa innovazione radicale per il nostro paese.

L’ingresso delle donne nella pienezza della cittadinanza, uno dei fenomeni più rilevanti del moderno, pur ancora incompiuto e segnato da contraddizioni, costituisce tuttora una delle sfide chiave della costruzione di una democrazia veramente popolare e uno dei temi più caldi e scoperti dell’agenda politica, sul piano nazionale e sul piano mondiale. Una pratica che assicura l’esercizio dei diritti politici, sociali e civili a metà dell’umanità non si può perseguire  attraverso soluzioni parziali ma solo attraverso la  qualità complessiva della democrazia, per uomini e per donne. 

In termini politici le donne sono le prime interessate ad una reinvenzione forte della pratica democratica e partecipativa. La loro sistematica esclusione  dal potere nel nostro paese si iscrive infatti, più che nei residui della tradizione, nelle prassi oligarchiche  della selezione politica, nel sistema di cooptazione, nell’autodifesa dei ceti politici e delle baronie, che umilia insieme le iscritte ai partiti e le donne fuori dei partiti. Sul piano mondiale la domanda delle donne non può che andare nel senso di partecipazione diffusa, accessibile a tutte le condizioni, di gestione autonoma del territorio, da una parte come riequilibrio di fondo dei processi di globalizzazione centralistici, e delle reazioni fondamentaliste ad esso, dall’ altra come pratica di conciliazione e scambio fra etnie e popoli.

Per quanto riguarda l’agenda politica, le donne sono le prime interessate alla soluzione delle grandi questioni irrisolte del mondo che pesano sulla vita quotidiana, dagli squilibrii nell’uso delle risorse, personali, naturali e ambientali, alla formazione delle nuove generazioni,  dal governo pacifico dei conflitti anche etnici e regionali,  alla cura dei deboli e degli esclusi, dalla battaglia per la legalità alla riduzione dei costi della politica, dal rapporto etica-politica al rinnovamento senza tradimenti delle grandi culture storiche.

I temi dell’agenda politica delle donne non sono, come qualcuno pensa, un punto debole dell’incontro fra le diverse culture dell’Ulivo. Entro la difesa delle identità delle grandi culture politiche  democratiche,  le donne non possono permettersi,  su temi che le riguardano direttamente, strumentalizzazioni ideologiche  e posizioni di rendita che bloccano le soluzioni, respingono immobilismi ideologici che esse stesse hanno già rotto: l’individualismo liberale salvato dalle sue chiusure androcentriche, rafforzando il valore della soggettività; i miti della classe, scavalcati ma per ampliare le solidarietà collettive;  un protagonismo nato dall’appartenenza religiosa, ma liberata dal peccato antifemminile di secoli; un’ idea dell’ onnipotenza della politica che è sempre stata loro estranea.

L’ottica di genere non può che favorire un approccio più ricco alle questioni che sono di fronte a noi: al rapporto flessibilità-sicurezza in materia di lavoro;   al nesso fra crescita e  valorizzazione delle risorse umane; all’edificazione, entro le politiche sociali, della formazione e dell’informazione, di un circolo virtuoso fra pubblico e privato.

L’ingresso pieno delle donne nella cittadinanza comporta che la maternità non sia mai più vissuta come un segno di inferiorità e  di emarginazione, come una  condanna della natura, ma come un compito da vivere nella ragione, nella libertà, nella condivisione di responsabilità con il partner; non come fatto privato  ma  come interesse per la società intera. Il sostegno alle famiglie, il riconoscimento del lavoro di cura, dei carichi familiari, anche agli effetti dei percorsi lavorativi e dei coefficienti previdenziali,  l’impegno per la conciliazione fra solidarietà familiari e lavoro, per uomini e donne, costituiscono insieme un nucleo forte della politica dei diritti individuali e delle pari opportunità  e una risposta al calo della natalità in forme non invasive delle aspirazioni dei singoli.



Contributo di Paola Gaiotti de Biase, indirizzato al relatore e al presidente del Comitato Carta dei valori.

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