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Rubriche - Hanno scritto

11 Gennaio 2008
LAICITA', FINOCCHIARO: LA SINISTRA NON ABBIA SOGGEZIONE
"Quella di Giuliano Ferrara è una provocazione della quale non si comprende la necessità né la tempestività. Spero anzi in un “effetto Ferrara” al contrario: che il mondo laico si riprenda la parola"
di Alessandro Calvi - Il Riformista
La sinistra sui valori non deve avere soggezione né complessi di inferiorità nei confronti di nessuno. Lo pensa, e lo dice a chiare lettere, Anna Finocchiaro alla quale non piace per nulla ciò che sta accadendo intorno alla legge 194, quella che regola l’interruzione volontaria di gravidanza, dopo l’offensiva partita dal Vaticano e la campagna portata avanti dal Foglio.
«Non vedo una nuova emergenza sull’aborto, anzi», dice. E aggiunge: «Quella di Giuliano Ferrara è una provocazione della quale non si comprende la necessità né la tempestività. Spero anzi in un “effetto Ferrara” al contrario: che il mondo laico si riprenda la parola». Bene in questo senso il documento Cuperlo che la Finocchiaro dice di condividere così come quanto Mariella Gramaglia ha scritto sul Riformista di ieri.

Le emergenze, sostiene la presidente dei senatori del Partito democratico, sono altre e vanno affrontate innanzitutto mettendosi d’accordo dentro il Pd sulle regole, perché nessuno può pensare di impedire di discutere di certi temi. Insomma, bene la libertà di coscienza, ma questa non può impedire alla politica di prendere decisioni e, soprattutto, non tutto può essere considerato eticamente sensibile e dunque non negoziabile.

«L’autonomia e la consapevolezza delle donne sono cresciute - ragiona la Finocchiaro -, l’alfabetizzazione sessuale anche, i rapporti tra genitori e figli non sono quelli di 30 anni fa; insomma, è cambiato il mondo. Con tutto ciò non si può però arrivare a sostenere che la 194 vada cambiata perché invece si tratta di ragioni in più per sostenere il diritto alla autodeterminazione delle donne che evidentemente ha avuto effetti positivi nella vita del paese e che dunque oggi nessuno può pensare di rimettere in discussione». «Inoltre - prosegue - c’è nel paese una domanda di maternità alla quale la politica non sempre risponde. Basta pensare alle donne che fanno un solo figlio, alle coppie in difficoltà e che per questo non riescono a formare una famiglia. Dobbiamo dare una risposta a queste donne e a queste coppie. Che senso ha invece riaprire una discussione su una legge che ha funzionato? Sì, perché questa legge ha ridotto del 60% gli aborti rispetto al 1982 tra le donne italiane e del 40% se teniamo conto anche delle donne immigrate. E anche a queste donne dovremmo iniziare a dare risposte perché sono loro che oggi finiscono sul tavolo delle mammane. Invece c’è un paese che si blocca perché si è deciso di riaprire un confronto chiuso, archiviato da anni con soddisfazione di tutti».

Dunque, è d’accordo con il ministro Livia Turco sul fatto che questa legge non si tocca? «Livia - risponde - ha fatto benissimo anche a porre alcune questioni scientifiche ma si tratta di questioni che servono alla applicazione della legge 194 e non a una modifica della quale non vedo nessuna necessità».
In giro però si sente dire che questa legge addirittura ha aperto le porte a una deriva eugenetica in Italia.
«Ma quale eugenetica!», risponde la Finocchiaro che ricorda come già la 194 prevede tra le priorità la salvaguardia del feto. «Ripeto - dice ancora - non c’è nessuna deriva eugenetica perché il 97,3% delle interruzioni avviene prima della ventunesima settimana, gli aborti diminuiscono, le donne hanno acquisito una maggiore consapevolezza di sé, la società è cresciuta, e ci sono gli articoli 6 e 7 che danno una serie di garanzie; e allora, di fronte a tutto ciò, proprio non si capisce il perché di questo dibattito proprio ora. I feti possono sopravvivere anche se partoriti prima di quanto si è ritenuto sinora? Bene, si attrezzino gli ospedali per garantirne la sopravvivenza ma che senso ha riaprire il fronte sulla 194?».

Però è anche vero che una parte del centrosinistra alla suggestione della moratoria è stata sensibile, e che si è manifestata pure qualche difficoltà inaspettata. È vero che questo è un momento di passaggio molto delicato, ma per un partito nuovo che deve definire la propria identità e vuole esprimere una vocazione maggioritaria, queste difficoltà appaiono rischiano di apparire emblematiche.

«Forse una propensione alla permeabilità c’è stata - ammette - ma si deve ricordare che nel centrosinistra ci sono idee e anime diverse».

Già, difficile mettere insieme Binetti e Odifreddi, per dirne soltanto due. «Beh - osserva la Finocchiaro - intanto mi consola che la Binetti abbia fatto retromarcia sul voto con Forza Italia. Però bisogna capirsi: a sinistra c’è una soggezione a una sorta di archetipo per cui c’è un luogo dei valori e un luogo in cui i valori non hanno cittadinanza. Il primo sarebbe quello del pensiero religioso e il secondo quello del pensiero laico. Ebbene, non è così e dovremmo essere in grado di rompere questo archetipo. Il pensiero cattolico è certamente forte e autorevole però nella vita del paese ha una sua fecondità soltanto se i laici trovano altrettanta forza per affermare le proprie ragioni. Soltanto dall’incontro di queste culture può nascere un frutto, proprio come è avvenuto con la 194. Altrimenti non si va da nessuna parte».

Tutto però sembra andare in un’altra direzione. A giudicare da quanto si legge e si ascolta, oggi più che mai appare difficile tenere insieme tutto. Basta pensare proprio al Senato dove si combatte una battaglia quotidiana sul filo dei numeri che, soprattutto su questi temi, sono decisivi per bloccare qualsiasi tentativo di legiferare. Si pensi, ad esempio, al testamento biologico. «Sì - dice la Finocchiaro - e penso che a questo punto servano delle regole. E a questo lo stesso Veltroni ha accennato in diverse occasioni. In agguato c’è sempre una estensione del recinto dei temi eticamente sensibili. Occorre invece saper distinguere in modo chiaro tra questi e i diritti civili. Soltanto così si potrà affermare che, ad esempio, quello delle coppie di fatto è un tema relativo ai diritti e non a ciò che è eticamente sensibile. E poi - prosegue - la libertà di coscienza è addirittura fisiologica su alcuni temi, ma non può tradursi in una interdizione perpetua dell’attività politica né nella chiave per impedire che alcune discussioni si facciano. Dunque, occorre fondarsi su un principio di responsabilità democratica».
Significa che sta richiamando tutti i suoi colleghi alle proprie responsabilità? «Dico solo - risponde - che in Parlamento non si sta da liberi pensatori e basta ma occorre anche sapersi assumere la responsabilità di fare leggi in nome del popolo che ci ha eletto per questo».

Bisognerebbe spiegarlo a chi la pensa diversamente. E siede pochi scranni accanto al suo, nel suo stesso gruppo politico.
«I cattolici - spiega la Finocchiaro - non sono un problema in sé, naturalmente. Anzi, il gruppo dei cattolici democratici è una vera e propria garanzia per l’intero partito. Detto questo, c’è una forte presenza delle religioni sulla scena pubblica e i valori espressi dalla religione in Italia sono anche consacrati nella Costituzione ma tra il far vivere questi valori sulla scena pubblica e il far pesare la religione tout court ce ne passa».
Su questo però non sembra che nel Pd si sia finora riflettuto molto, anzi.
«Se anche così fosse, si troveranno modi e forme per farlo. Con un’unica avvertenza: non nutrire alcun complesso di inferiorità, come se i valori fossero tutti soltanto da una parte. Anche in questo la 194 e la sua storia hanno ancora qualcosa da insegnarci».

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