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Rubriche - Hanno scritto

31 Gennaio 2008
BINDI: UNA MAGGIORANZA LARGA PER FARE LE RIFORME IN MODO CONDIVISO
Speriamo di trovare una maggioranza davvero larga per fare le riforme in modo condiviso, attuando il preciso mandato del presidente della Repubblica
di Claudia Terracina – Il Messaggero (intervista)

ROMA «Oggi c’è una possibilità. Speriamo di trovare una maggioranza davvero larga per fare le riforme in modo condiviso, attuando il preciso mandato del presidente della Repubblica». Il ministro della Famiglia, Rosy Bindi, incoraggia Franco Marini, al quale fa «i migliori auguri», ma sottolinea: «Un’impresa così importante richiede un’operazione politica limpida e non può avere come determinanti i voti di chi ha fatto cadere Prodi».

Eppure, ministro Bindi, qualcuno spera di poter attirare nel centrosinistra solo qualche senatore in più, che può arrivare anche dal centrodestra.
«Non è possibile sminuire ed alterare il significato del mandato del Capo dello Stato, che è stato molto chiaro: un governo di scopo e una maggioranza per fare la legge elettorale. Non avrebbe senso cambiare l’attuale sistema di voto senza la partecipazione di tutte le forze politiche».

La strada del presidente Marini si presenta però davvero stretta. Mettiamo che non ce la faccia.
«Se il tentativo del presidente del Senato, che ha grande esperienza politica e senso delle istituzioni, non dovesse riuscire, se ne deve prendere atto e si deve andare alle elezioni, alle quali ci accompagnerà il governo Prodi. E chi ora dirà no alla modifica dell’attuale legge elettorale, se ne dovrà assumere tutta la responsabilità davanti al Paese».

Il Partito democratico ha invece la coscienza a posto, anche se non ha trovato un accordo sul modello elettorale?
«Assolutamente sì, abbiamo cercato e continuiamo a cercare un’intesa fino all’ultimo. Non altrettanto può dire il centrodestra, che assicurava di voler cambiare questo sistema, che loro stessi hanno voluto e che hanno definito come tutti sappiamo, per poi invocare le elezioni con questa legge elettorale. Sembra suonata la fine della ricreazione e Fini e Casini sono di nuovo seduti nei banchi con il maestro Berlusconi».

Ministro Bindi, lei dice se Marini fallisse, Prodi ci porterà al voto. C’è chi pensa che andare al voto con Prodi premier sarebbe un handicap per il centrosinistra.
«E’ un atteggiamento suicida. Noi dobbiamo rivendicare i risultati di questo governo e la limpidezza della nostra proposta politica. Andare al voto con Prodi, se Marini non dovesse farcela, è la soluzione più limpida e corretta».

Sicura che questo vi gioverà in campagna elettorale?
«Assolutamente sì. La nostra gente ha apprezzato molto il comportamento coerente di Prodi, anche in questa ultima fase. E l’Europa continua a riconoscere i nostri buoni risultati. Non sono cose da poco. E l’eventuale campagna elettorale non può che costruirsi sull’orgoglio dell’esperienza fatta insieme in questi anni. Sarebbe un suicidio disconoscerlo, rinnegarlo, o imbarazzarsi. Oggi lo ha ripetuto anche il segretario del Pd. Quindi, chi avesse questa tentazione, prenderebbe le distanze anche da Veltroni».

E’ ancora dell’idea che Veltroni non potrà essere automaticamente il candidato premier?
«Credevo di avergli fatto un complimento. In politica hanno un significato le scelte, non gli automatismi. Dopo di che, credo anch’io che sia naturale scegliere Veltroni e ne sono ancora più convinta quando vedo che anche lui riconosce e dà pieno valore ai risultati conseguiti in questi anni. Una diarchia Prodi-Veltroni sarebbe la cosa più nefasta per il Pd. Ma mi sembra un rischio scongiurato».

Quanto la preoccupa la scelta di Veltroni di far correre da solo il Pd alle elezioni?
«Io credo che il Pd debba avere un suo programma, un suo leader e una sua visione del Paese, grande unità al suo interno e grande dialogo, ma anche la responsabilità di saper costruire una coalizione omogenea, aprendo il confronto con i possibili alleati. Anche io penso che la formula dell’Unione non sia più proponibile. Ma soprattutto ritengo che la vocazione maggioritaria del Pd debba costruirsi a partire dall’esperienza dell’Ulivo».

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