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Rubriche - Hanno scritto

15 Febbraio 2008
Pd: regole per cambiare
Le molte cose che non funzionano sono imputabili all’assenza di quelle poche, semplici regole che, invece, si sono date tutte le democrazie moderne.
di Maria Rosaria La Morgia
La caduta del governo Prodi, lo spettacolo indecente che abbiamo visto in Senato, la ricerca sfrenata di visibilità, l’andirivieni di dichiarazioni, l’assenza  assoluta di valori e obiettivi condivisi: la politica è malata. Non c’è dubbio, ma è difficile nascondere che la malattia è ancora più devastante perché coinvolge gran parte della classe dirigente di questo nostro Paese. Il “familismo  amorale” sembra trionfare in molte regioni ove sempre più spesso si scoprono giri di affare tra mariti, mogli, figli, tutti raccolti, più o meno apertamente, sotto l’ala protettrice di questo o quel partito. È ancora più grave che gli affari si facciano sulla salute dei cittadini!
Tuttavia sarebbe sbagliato giocare al rimpallo di responsabilità, piuttosto occorre trovare soluzioni immediate e il Pd può e deve farlo prima degli altri partiti se non vuole riprodurre meccanismi già noti che ci hanno portato sull’orlo (o già dentro?) il baratro.
Nel nostro Paese la qualità della vita dei cittadini è strozzata da un'organizzazione che non risponde a criteri di meritocrazia, efficienza e legalità. I cosiddetti “costi della politica” e le molte cose che non funzionano, nei partiti come nella pubblica amministrazione, sono imputabili all’assenza di poche, semplici e chiare regole; quelle  regole che, invece, si sono date tutte le democrazie moderne.
Come “Democratiche d'Abruzzo”, qualche mese fa, avevamo indicato alcuni principi: no alla pluralità degli incarichi e ai mandati all’infinito, no ai conflitti di interessi, no ai condannati nelle liste, no alla commistione tra politica e affari, con l’interferenza della politica  nella sanità e nell’informazione, tanto per citare due settori “sensibili”. Le nomine, tutte, devono rispondere a criteri meritocratici, a competenze acquisite sul campo,  così come l’ingresso nel mondo del lavoro non può essere regolato dalla fortuna delle ”conoscenze” che contano.
All’inizio di questa legislatura avevamo provato a dare un segnale concreto raccogliendo più di 150 curricula di donne per dar vita a una “banca delle competenze”, ma è rimasto solo una provocazione. Adottare meccanismi di selezione obiettivi, invece, non è impossibile.
Dobbiamo agire subito  se vogliamo ridare speranza a un Paese che è ormai assuefatto all’illegalità. Le leggi non sono sufficienti se non ci sono controlli adeguati e sanzioni per chi non le applica.
Il cambiamento non è irrealizzabile, basta volerlo e impegnarsi a farlo. No ai compromessi e al consociativismo, malattia irriducibile della prima e della seconda Repubblica. Le italiane e gli italiani vorrebbero essere ben governati, vorrebbero vedere risolti o almeno avviati a soluzione i problemi concreti. Non si deve perdere tempo: il rinnovamento non può essere auspicato, ma praticato. Per questo il Pd, a tutti i livelli, non può rinchiudersi nella consueta, ormai logora, logica delle contrapposizioni tra gruppi di potere, deve guardare,invece, alle competenze, all’onestà, all’impegno, all’umiltà, alla sobrietà. Sempre e dovunque.

 

Maria Rosaria La Morgia

Consigliera regionale,

Componente Assemblea Costituente nazionale Pd

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