Il tuo esserci è la nostra forza. Più siamo e più contiamo. Partecipa alle nostre discussioni, ai sondaggi e ai nostri appuntamenti.

Registrati ora!
Username:

Password:


Ti piacciono il dibattito e gli argomenti che stiamo sviluppando?

Ogni settimana li trovi nella nostra news-letter in PDF (formato A4), la puoi stampare e diffondere
clicca qui per leggere la lettera dell'on. Anselmi Home Page
Rubriche - Hanno scritto

17 Marzo 2008
"Non esiste una politica cattolica"
"Il cristianesimo è ricco di mille messaggi"
di Flavia Franzoni - da La Stefani

Bologna lega da sempre il suo nome ad uno degli Atenei più antichi del mondo. Secondo lei, l’Università riveste ancora un ruolo centrale nel tessuto cittadino?
È difficile fare confronti perché sono arrivata qui in un momento in cui, per il mio settore di studi, l’Università di Bologna era forse la miglior sede italiana. La facoltà di Scienze politiche, negli anni ’60, aveva richiamato docenti da tutta Italia: Andreatta, Ardigò in sociologia, Mancini, uno dei padri del diritto del lavoro, personaggi che fecero di Bologna un punto centrale delle scienze sociali e del dibattito politico.

Nell’ambito dei servizi sociali Bologna allora era una vetrina…
Fu la prima a realizzare servizi innovativi. Un elemento importante che si è perso è il rapporto tra l’Ateneo e la città. Anche nel mio settore servirebbe un maggior interscambio tra l’intervento pubblico e l’elaborazione che si fa nelle Università.

Ma questa città continua ad essere accogliente, solidale, attenta al sociale o è diventata un po’più simile alle altre?
A volte nel settore dei servizi si può essere vittime del proprio successo. È ben spiegato in un articolo di John Logue dal titolo Welfare State: vittima del suo successo. Quando lo stato sociale funziona, crescono le aspettative dei cittadini. Forse Bologna non è più quella di una volta, ma è migliore di tante altre. È che noi ci aspettiamo sempre molto da questa città.

Quando i bolognesi si lamentano del traffico viene da pensare che un Raccordo Anulare non l’abbiano mai visto…
Magari ci lamentiamo di non riuscire a mettere un figlio negli asili nido, ma abbiamo quasi il 30% dei bambini negli asili, mentre la media italiana è poco al di sopra del 10%.

Oggi il dibattito politico è concentrato su chi sia il rappresentante delle istanze della Chiesa all’interno del Parlamento. Quanto la tradizione che si ispira al cattolicesimo sociale ha cittadinanza nella politica italiana?
Credo che non ci sia una politica cattolica, ma ci sono cattolici che assumono anche impegni e responsabilità politiche. Non mi piace l’idea di una corrente che pretenda di impadronirsi dell’ispirazione cattolica, anche perché il Cristianesimo è ricco di mille messaggi: la tradizione sociale, il rigore su temi etici della vita, cercare una forza politica che li rappresenta tutti sarebbe impossibile.

Non sembra ci sia molta attenzione ai diversi messaggi provenienti dal mondo cattolico…
Sui grandi temi della vita e del sociale il mondo cattolico ha dei grandi valori da offrire. È evidente che all’interno dello schieramento politico c’è chi privilegia uno, chi privilegia l’altro, a volte anche strumentalmente. La politica e l’ispirazione religiosa sono cose separate, anche se non prescindono l’una dall’altra.

Quando l’area della Binetti ha chiesto maggior spazio nelle liste del Pd, come contraltare alle candidature dei Radicali, non si è fatto proprio questo ragionamento…
Quello è un tipo di bilancino che non m’interessa.

Le manca una figura come Beniamino Andreatta?
Credo che manchi, in primo luogo, perché era una persona molto libera di testa. Non era un personaggio facile, per cui con lui c’era sempre un confronto critico sulle cose.

Rimpiange la sera in cui Michele Salvati disse a Romano Prodi «la guida potresti essere tu»?
No, sono stati anni faticosi ma intensi. Ho imparato moltissimo anch’io, perché sono sempre riuscita ad utilizzare le cose che osservavo stando vicino a lui.

«Le donne si prendano voce e spazio nel partito che verrà» scrisse durante le primarie del Pd. Questo sta avvenendo?
Il numero nelle liste mi sembra che sia aumentato, questo è già un passo.

Scendere al di sotto dell’attuale 16% di donne tra Camera e Senato era difficile…
Ero concettualmente contraria alle quote ma ho cambiato idea perché altrimenti la situazione non si sarebbe mia smossa. Un tentativo sicuramente c’è. È importante però che le donne non siano sempre confinate agli assessorati alle politiche sociali o all’istruzione ma che comincino a prendere le più diverse responsabilità.

Nel libro «Insieme» lei rivendica l’importanza di aver unito la tradizione social-democratica con quella del cattolicesimo sociale. Tramontato l’Ulivo quest’incrocio di percorsi diversi potrà tornare?
Una delle convinzioni che ha portato all’entrata in politica di mio marito era proprio quella di unire i riformismi italiani. Il welfare è stato una sperimentazione riuscita del mettere insieme queste diverse culture. Io credo che le esperienze non tramontino. Sui temi del sociale lo spirito dell’Ulivo, cioè l’incrocio di esperienze differenti, è ancora essenziale.

Quando suo marito ha dichiarato «non mi ricandido» lei cos’ha provato?
Era una scelta presa da tempo, avrebbe fatto lo stesso alla fine «naturale» della legislatura. Nel libro che citavi prima c’è un passaggio in cui lui dice: «Prima fatevi un mestiere, poi entrate in politica per poter tornare a quel mestiere». Bisogna far politica pensando anche di poterne uscire, e lui non si è ripresentato anche per sottolineare il bisogno di nuove generazioni.

Non teme che possa tornare sui suoi passi?
Credo di no, per ora un po’di tregua dopo 15 anni di lavoro durissimo e senza soste.

Formalmente, oltre ad esser capo del governo, è ancora presidente del Pd…
Ma infatti non c’è nessun tipo di strappo. Il suo non è un discorso di abbandono o di contrapposizione a qualcosa, è un passaggio generazionale e la fine di un compito. L’interesse per la politica italiana e soprattutto internazionale, di cui si è sempre occupato, resterà.

Lei invece quali progetti ha?
Ho in testa un libro per ricostruire la memoria storica dei servizi sociali a Bologna, ripensando quello che sono stati gli anni ’70 anche da questo punto di vista. Adesso sono i trent’anni di tanti eventi. È del ‘78 la riforma sanitaria, la legge Basaglia, quella sull’inserimento dei disabili nelle scuole. C’è questo amarcord del periodo in cui è partita l’innovazione dei servizi in Italia.

Non tutti ricordano che il ’78, oltre il sequestro Moro, fu anche un anno di importanti riforme...
Gli anni ’70 in generale sono stati tante cose: gli anni del terrorismo, di crisi economica ma, per alcuni settori, furono un periodo di grande riformismo. Invece le trasmissioni in tv riportano solo le immagini drammatiche di quel decennio.

Per concludere, la speranza di vedere lei o suo marito a Palazzo d’Accursio è vana?
Lo escludo, per adesso ci riposiamo un po’.

19 Giugno 2008
da Asca
tutti coloro che hanno usato violenza alle donne ed ai minori potranno beneficiare delle norme cosiddette salvapremier
9 Giugno 2008
da Agi
No al divieto delle intercettazioni, sì alla tutela dei cittadini da eventuali abusi
9 Giugno 2008
da Ansa
Regolamentare i flussi, in rapporto al mercato del lavoro, ma attivare anche politiche di integrazione
I promotori, il Comitato Costituente, notizie e documenti sul Partito Democratico
1 Aprile 2008
Parte oggi il pulmino delle candidate del Pd
11 Marzo 2008
Roma, giovedì 20 marzo 2008, ore 14, Sala delle Colonne Palazzo Marini.
Questi sono documenti importanti che abbiamo selezionato per te. Possono esserci utili.